Il Giubileo dei Papà – settembre 2020

Celebrato il Giubileo dei Papà

«Rendo grazie al Tuo Nome per il Tuo Amore e per la Tua Fedeltà».
Con queste parole, tratte dal salmo responsoriale della liturgia della Parola, padre Antonello esordisce dall’altare dopo il passaggio dalla Porta Santa il 29 settembre per il Giubileo dei papà.
Un invito alla lode e al ringraziamento per un Dio che è Padre e permette, nell’amore, di diventare papà!
Tutta la festa giubilare, sin dal raduno nel campetto, ha espresso un grazie continuo per il dono della paternità; così come il padre del Vangelo (Lc 15,11-24 ), accoglie il figlio pentito, allo stesso modo Dio accoglie con letizia tutti noi suoi figli.
I papà si sono quindi messi in cammino per attraversare la Porta Santa ed entrare nel Suo abbraccio, che perdona e rinvigorisce.
L’omelia del nostro parroco prosegue con molte riflessioni sulla paternità considerato un “dono” meraviglioso e gravoso.
La prima riflessione sottolinea quanto generare un figlio non significhi automaticamente diventare “padre” perché chi genera un figlio se ne deve rendere degno (cit. Dostoevsky), ed essere degno, spiega il nostro papà e pastore, significa tendere per tutta la vita a “generare”, in modo speciale generare tempo di qualità da trascorrere insieme ai figli per condividere sentimenti, dubbi e difficoltà.
La società in cui siamo immersi però sta perdendo questo senso della paternità costringendo i figli a divenire “orfani di genitori viventi” e come ha sottolineato il parroco, con un inevitabile riferimento alla dimensione dei divorzi e delle separazioni, nessuno ha il diritto di uccidere il padre dalla vita dei figli.
Il rischio di questo grave omicidio psicologico ricade sulla salute psichica, morale, valoriale e spirituale dei figli che al posto di sentirsi custoditi, come si sentiva Gesù con suo padre Giuseppe, si sentono sempre più abbandonati e di conseguenza più deboli e più fragili.
I tre Arcangeli vengono ricordati, durante l’omelia, non solo perché è la loro festa, non solo perché padre Antonello affida loro la paternità di ciascun papà presente, ma soprattutto perché diventino esempio.
L’arcangelo Michele, il cui nome significa “chi è come Dio”, lotta contro il maligno per mettere ordine in tutte le cose e allo stesso modo i papà sono chiamati a mettere ordine nella confusione dei figli, il più delle volte condizionata dalla confusione degli stessi genitori.
E alla domanda indiretta su quando mettere ordine padre Antonello spiega, con fermezza, che quando Dio non è al primo posto, prima del lavoro, della carriera o dei soldi regna la confusione… una confusione disordinata su cui è necessario operare discernimento tra ciò che sembra vero, ma in realtà è un surrogato fittizio e ciò che veramente è giusto ma viene spesso mascherato anche attraverso il web e i socials.
I papà sono chiamati, come Michele, a mettere ordine e fare discernimento a partire dalla condivisione di temi molto scomodi come per es. la sessualità. Quest’ultima, spesso, presentata dal mondo in modo talmente sregolata e violenta da rimanere completamente depauperata dell’affettività e del significato di “dono reciproco”.
Le conseguenze, spiega Padre Antonello, sono sotto gli occhi di tutti a cominciare dalla violenza sulle donne, vissute come oggetti piuttosto che dono per cui ringraziare.
Anche l’arcangelo Gabriele, il cui nome significa “Fortezza di Dio” diviene esempio, durante l’omelia, di autorevolezza e tenerezza che ogni padre deve esercitare con i propri figli. Non bisogna mai delegare, spiega il parroco, il compito di insegnare ad essere teneri e forti a chiunque altro non sia il papà, perché così facendo si crea confusione e la confusione mal gestita crea fragilità e insicurezza. Bisogna dipanare tali confusioni perché viviamo in una pandemia di fragilità, si sottolinea ancora nell’omelia, e i papà sono chiamati a districare, stando accanto ai figli, nodi emotivi e sociali.
“Siate teneri” raccomanda padre Antonello ai papà, di una tenerezza che abbia il sapore della forza e della mascolinità, una tenerezza che faciliti il senso di appartenenza alla famiglia e non una tenerezza molle e melliflua, che rende i figli ancora più distanti e più vulnerabili.
Infine l’arcangelo Raffaele, colui che è “medicina di Dio”, chiama i papà ad essere medicina dei figli, dove per medicina si intende la capacità di curare con la propria presenza la dimensione psico-spirituale dei figli.
Una presenza costante e coerente, una presenza di qualità che abbia come obiettivo quello di consolare nelle delusioni, di rimproverare negli errori e di incoraggiare nelle sfide quotidiane; non separando mai, ci tiene a sottolineare l’omelia, la realtà dalle sofferenze, perché quest’ultime possano insegnare a crescere e diventare grandi sia i figli sia i genitori; perché alla fine dei conti si impara ad essere genitori insieme ai propri figli.
Michele, Gabriele e Raffaele sono esempi a immagine di un Dio, che è il Padre che, creandoci nel Suo infinito Amore, resta fedele alle sue promesse e ci custodisce proprio come dovrebbero fare i papà.
Fare ordine, fortificare e curare queste sono le modalità a cui ciascun padre aspiri per essere papà!
Non poteva, però, mancare un riferimento a San Giuseppe che, con il suo esempio di rara umanità e saggezza, rimane la manifestazione di un papà che, sebbene non abbia generato biologicamente Gesù, se ne rende degno perché uomo “giusto” (Mt 1,19) e “ custode” della Sacra Famiglia. Per il dono della paternità di San Giuseppe restiamo in debito oggi e sempre.
La Celebrazione Eucaristica prosegue con due momenti a dir poco emozionanti: il primo con l’invocazione dello Spirito Santo sui papà a cui hanno partecipato in modo commosso ed amorevole anche le mogli presenti. Il secondo rappresentato dall’invocazione di tutti per il nostro caro papà, padre Antonello, affinché lo Spirito Santo lo fortifichi, lo invada e lo plasmi come Dio lo vuole… un momento, quest’ultimo, di grande profondità e tenerezza spirituale, un vero “dono” di reciprocità tra padre e figli.
La Messa si è conclusa con la benedizione e la preghiera dei papà ed ha continuato allegramente con un’agape interamente dedicata a San Giuseppe, custode fedele dell’innocenza di Maria e della divinità di Gesù.

Un papà


Galleria immagini

I commenti sono chiusi.