Il Giubileo dell’Ordo Virginum – novembre 2020

Giubileo dell’Ordo Virginum

Tra le tante realtà e comunità parrocchiali invitate quest’anno a vivere il pellegrinaggio giubilare, ad attraversare la Porta Santa e godere del dono dell’indulgenza vi è anche l’Ordo Virginum, il più antico ordine di consacrazione speciale femminile che la Chiesa conosca. Esso è presente in tutto il mondo con migliaia di sorelle consacrate, di cui circa 700 in Italia, circa 70 in Sicilia e 3 nella nostra diocesi.
L’invito rivolto dal parroco padre Antonello alle sorelle dell’Ordo Virginum di Messina e al loro Assistente spirituale, padre Fabio Cattafi, è stato occasione per vivere insieme la grazia del pellegrinaggio giubilare e, allo stesso tempo, per far conoscere alla nostra comunità il loro carisma.
La presenza delle sorelle dell’Ordo Virginum nella nostra comunità, venerdì 13 novembre, è stata scandita da tre momenti: il pellegrinaggio giubilare con attraversamento della Porta Santa, la Celebrazione Eucaristica, presieduta da P. Fabio e concelebrata dal nostro parroco, e la testimonianza di una delle sorelle, prima della benedizione.
La Liturgia della Parola del giorno ha consentito a padre Fabio di tracciare durante la sua omelia alcuni aspetti del profilo del cristiano: l’amore reciproco, come indicato dalla seconda lettera di San Giovanni apostolo (2Gv 1,3-9) e dall’esempio del nostro patrono e protettore San Nicola, e l’importanza di scelte coraggiose, come ispirato dal passo del Vangelo di Luca (Lc 17, 26-37). Padre Fabio si è in particolare soffermato sulla citazione che Gesù fa a proposito di Noè che, in tempi non sospetti e in un luogo poco appropriato, costruisce la sua arca. Noè fa una scelta, costruisce l’arca dove il mare non c’è, suscitando probabilmente ilarità e derisione da parte degli altri, ma garantendo per sé e la sua famiglia un rifugio sicuro al momento del diluvio, scampando così alle grandi acque che portavano morte e distruzione. Ecco: il cristiano, come Noè, va controcorrente, fa scelte talvolta impopolari, scelte per le quali può essere anche deriso o condannato, come può essere accaduto per esempio alla nostra comunità e ai tanti pellegrini che, sotto gli occhi talvolta straniti dei passanti, raggiungevano il sagrato della nostra chiesa per la preghiera giubilare. Il cristiano però è chiamato a fare scelte coraggiose, per amore di Gesù, e ad essergli fedele con la vita.
In questo contesto, provvidenzialmente offerto dalla Parola del giorno, si inserisce il carisma dell’Ordo Virginum, di cui Patrizia, una delle sorelle consacrate presenti, ha dato testimonianza prendendo la parola poco prima della conclusione della Celebrazione.
Come detto, l’Ordo Virginum affonda le sue radici ai tempi della vita di Gesù. Il Vangelo ce ne dà notizia quando parla delle donne che erano al seguito di Gesù durante la sua predicazione: donne da lui guarite e che, lasciato tutto, lo servivano mettendo a disposizione i loro beni (Lc 8,3). Tra di loro ricordiamo le donne accanto a Maria sotto la croce, nel cenacolo degli apostoli e poi ancora Marta e Maria di Betania.
La testimonianza di Patrizia, vergine consacrata dal giugno 2015, assieme ad Amalia, ha consentito di far conoscere in poche battute la realtà dell’Ordo Virginum e di spiegarne il carisma. Il punto di partenza della testimonianza resa da Patrizia è stato il dono della verginità. L’Ordo Virginum infatti ha come specifico carisma il dono totale di sé, nel corpo e nell’anima, all’unico Sposo, cioè Gesù Cristo. Le sorelle dell’Ordo Virginum, dopo discernimento e cammino di formazione, sono consacrate con l’antico Rito di consacrazione delle vergini officiato in forma pubblica dal Vescovo, che prevede, tra i vari momenti, la prostrazione esattamente come accade nell’ordinazione presbiterale. Inoltre, la consacrazione nell’Ordo Virginum non prevede professione dei voti e il loro rinnovo.
Come sottolineato nella testimonianza, le consacrate nell’Ordo Virginum seguono Gesù Sposo e incarnano gli ideali del Vangelo vivendo “nel mondo”, pur non essendo “del mondo”, vivendo il carisma della verginità consacrata nei contesti sociali, di lavoro e familiari di appartenenza, lavorando per procurarsi il sostentamento personale. Le vergini consacrate possono vivere in famiglia, da sole o in comunità con altre sorelle, stilano una propria regola di vita, scandiscono i tempi della preghiera in accordo al proprio stile di vita senza necessità di rigidi schemi di orari, non indossano un abito proprio dell’ordine, portano l’anello nuziale al dito come tutte le spose e rimangono fedeli allo Sposo nella preghiera quotidiana della Liturgia delle Ore, promessa di fedeltà fatta durante il Rito di consacrazione e sancita dalla consegna del breviario. Non importa dove le vergini consacrate vivano, non importa la spiritualità che scelgono di seguire (ad esempio francescana, carismatica etc.), possono anche non mettersi a servizio delle comunità parrocchiali cui appartengono, perché l’essenziale non è il fare, ma l’essere: essere spose di Cristo, segno profetico e visibile dei beni celesti, cioè del paradiso in cui tutti i battezzati sono chiamati a vivere in pienezza e gioia.
Al termine della testimonianza e dopo la benedizione, c’è stato spazio per alcune domande da parte della comunità presente, tra cui una bella rappresentanza dei giovani del gruppo Davide. Il confronto con le vergini consacrate ha consentito di conoscere una realtà davvero feconda della Chiesa. Le vergini consacrate infatti, come pure sottolineato da padre Antonello nel suo saluto finale, sono madri nel mondo, e hanno come altissimo modello la Madonna, Vergine e Madre di tutti noi.
Ancora una volta, come è già stato durante questo anno giubilare che ormai volge al termine, il Signore ci dona la grazia di camminare assieme a tanti fratelli e sorelle che nella diversità e ricchezza di carismi fanno bella la Chiesa.

Angela Marino


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