Lectio Biblica [Apocalisse: La sesta tromba (9,13-11,13)]

L’Apocalisse: La sesta tromba
(Ap 9,13-11,13)

Testo
9,13E il sesto angelo suonò, e udii voce una dai quattro corni dell’altare quello d’oro quello davanti a Dio, 14dicente al sesto angelo, che aveva la tromba: Sciogli i quattro angeli che sono stati legati nel fiume quello grande Eufrate. 15E furono sciolti i quattro angeli che erano stati preparati per l’ora e giorno e mese e anno, perché uccidessero il terzo degli uomini. 16E il numero degli eserciti della cavalleria due miriadi di miriadi, udii il numero di loro. 17E così vidi i cavalli in visione e i sedenti su loro, aventi corazze di fuoco e di giacinto e di zolfo, e le teste dei cavalli come teste di leoni; e dalle bocche di loro esce fuoco e fumo e zolfo. 18Dalle tre piaghe queste furono uccisi il terzo degli uomini, dal fuoco e dal fumo e dallo zolfo che usciva dalle bocche di loro. 19Infatti il potere dei cavalli nella bocca di loro è e nelle code di loro; infatti le code di loro simili a serpenti, aventi teste, e con esse danneggiano. 20E i restanti degli uomini, che non furono uccisi con le piaghe queste, neanche si convertirono dalle opere delle mani di loro, affinché non adoreranno i demoni e gli idoli quelli d’oro e quelli d’argento e quelli di bronzo e quelli di pietra e quelli pendi legno, che né vedere possono né udire, né camminare; 21e non si convertirono dagli omicidi di loro, né dalle stregonerie di loro, né dalle fornicazione di loro, né dai furti di loro.
10,1E vidi un altro angelo, possente, discendente dal cielo, avvolto da una nube, e l’arcobaleno sulla testa di lui e il volto di lui come il sole e i piedi di lui come colonne di fuoco. 2E avente nella mano di lui libretto aperto. E posò il piede di lui quello destro sul mare, invece il sinistro sulla terra, 3e gridò con voce grande come leone ruggisce. E quando gridò, parlarono i sette tuoni le loro voci. 4E quando parlarono i sette tuoni, stavo per scrivere, e udì voce dal cielo dicente: «Sigilla (le cose) le cose che dissero i sette tuoni, e non esse scrivere». 5E l’angelo che vidi stante sul mare e sulla terra, sollevò la mano di lui la destra al cielo 6e giurò per il Vivente per i secoli dei secoli, che ha creato cielo e le cose in esso e la terra e le cose in essa e il mare e le cose in esso, perché tempo non più ci sarà 7Ma nei giorni della voce del settimo angelo, quando sta per suonare la tromba, e fu compiuto il mistero di Dio, come diede il buon annuncio ai di lui servi, i profeti». 8E la voce che udì dal cielo di nuovo parlante con me e dicente: «Va’, prendi il libro che è stato aperto nella mano dell’angelo che sta sul mare e sulla terra». 9E andai presso l’angelo, dicendo ad esso: Dà a me il libricino. E dice a me: «Prendi e inghiotti esso, e amareggerò di te il ventre, ma nella bocca di te sarà dolce come miele». 10E presi il libricino dalla mano dell’angelo e inghiottì esso, ed era nella bocca di me come miele dolce e quando mangiai esso, fu amareggiato il ventre di me. 11E dicono a me: «È necessario tu di nuovi profetizzi su popoli e nazioni e lingue e regni molti».
11,1E fu data a me canna simile a verga, dicendo: «Alzati e misura il tempio di Dio e l’altare e gli adoranti in esso. 2E il cortile quello di fuori del tempio, lascia di fuori e non esso misurare, perché fu dato ai gentili, e la città quella santa calpesteranno per mesi quarantadue. 3E darò ai due Testimoni di me e profetizzeranno per giorni milleduecentosessanta rivestiti di sacco». 4Questi sono i due olivi e i due candelabri quelli di fronte al Signore della terra stanti. 5E se qualcuno a loro vuole nuocere, un fuoco esce dalla bocca di loro e divora i nemici di loro; e se qualcuno volesse loro nuocere, così è necessario quello sia ucciso. 6Questi hanno il potere di chiudere il cielo, affinché non pioggia bagni per i giorni della profezia di loro, e potere hanno sulle acque di cambiare esse in sangue e di colpire la terra con ogni piaga ogni volta vogliono. 7E quando abbiano compiuto la testimonianza di loro, la bestia che sale dall’Abisso farà loro guerra e vincerà loro e ucciderà loro. 8E il cadavere di loro sulla piazza della città quella grande, chiamata spiritualmente Sòdoma ed Egitto, dove anche il Signore di quelli fu crocifisso. 9E guardano dai popoli e tribù e lingua e genti il cadavere di loro per giorni tre giorni e mezzo e i cadaveri di loro non lasciano mettere nel sepolcro. 10E gli abitanti sulla terra si rallegrano su loro ed esultano e doni manderanno gli uni agli altri, perché questi due profeti hanno tormentato gli abitanti sulla terra. 11E dopo i tre giorni e mezzo, uno spirito di vita da Dio entrò in loro, e si alzarono sui piedi loro, e paura grande cadde sui guardanti loro. 12E udirono una voce possente dal cielo dicente a loro: «Salite quassù». E salirono nel cielo nella nube, e videro loro i nemici di loro. 13E in quella ora ci fu terremoto grande e la decima della città cadde e furono uccisi nel terremoto nomi di uomini migliaia sette e i restanti spaventati furono e diedero gloria al Dio del cielo. 14Il guai il secondo è passato; ecco il guai terzo viene presto.

Introduzione
Come per il sesto sigillo, così anche la sesta tromba è la più estesa; abbraccia addirittura tre capitoli. Si riprendono alcune tematiche sviluppate nelle altre cinque trombe, per indicare l’estensione del potere diabolico, il quale, però, è sempre sottomesso al potere di Dio.
Mai viene meno questo concetto: il potere del demonio è permesso da Dio, per un suo misterioso disegno.

Lectio
9,13E il sesto angelo suonò, e udii voce una dai quattro corni dell’altare quello d’oro quello davanti a Dio, 14dicente al sesto angelo, che aveva la tromba: Sciogli i quattro angeli che sono stati legati nel fiume quello grande Eufrate. I quattro angeli rappresentano le forze cosmiche, diaboliche, trattenute da Dio, entro una simbolica linea di confine, rappresentata dal fiume Eufrate. È importante notare che le forze demoniche non sono superiori a Dio, tanto è vero che Lui stesso dà loro potere di scioglierli. Niente, neppure l’azione degli angeli malvagi, sfugge al controllo di Dio.
15E furono sciolti i quattro angeli che erano stati preparati per l’ora e giorno e mese e anno, perché uccidessero il terzo degli uomini. Questi angeli sono sciolti per un ora decisiva. Tutto questo è simbolico per dire che c’è una storia guidata da Dio che tende verso un’ora, cioè verso uno scopo, un compimento di salvezza. Questi angeli possono sterminare un terzo dell’umanità, non tutta, perché il loro potere è limitato.
16E il numero degli eserciti della cavalleria due miriadi di miriadi, udii il loro numero di loro. Gli angeli si trasformavano in un esercito illimitato (duecento milione). Si tratta di una immagine inquietante, che fa capire quanto è presente il demonio, la cui opera non va sottovalutata, ma nemmeno sopravvalutata.
17E così vidi i cavalli in visione e i sedenti su loro, aventi corazze di fuoco e di giacinto e di zolfo, e le teste dei cavalli come teste di leoni; e dalle bocche di loro esce fuoco e fumo e zolfo. 18Dalle tre piaghe queste furono uccisi il terzo degli uomini, dal fuoco e dal fumo e dallo zolfo che usciva dalle bocche di loro. 19Infatti il potere dei cavalli nella bocca di loro è e nelle code di loro; infatti le code di loro simili a serpenti, aventi teste, e con esse danneggiano. Il carattere ibrido degli animali (cavallo, leone e serpente) è sinonimo di mostruosità, quindi il flagello promette di essere particolarmente temibile e spaventoso.
Sono presenti tre piaghe: il fuoco e il fumo comparivano nelle precedenti trombe, qui si aggiunge lo zolfo, elemento che bruciando produce una luce giallognola ed un odore nauseante. Anche l’effetto di questo flagello è limitato ad un terzo dell’umanità. La potenza di questi cavalli sta nella bocca e nella coda; dalla bocca esce un fumo asfissiante; terribile metafora di una parola che uccide. La coda assume la forma di un serpente, metafora palese del demonio, il quale si intrufola in modo viscido. Mentre Dio con la sua parola dà vita, il maligno con la sua parola suadente dà morte (Gen 3, 1-13; Mt 4,1-11).
20E i restanti degli uomini, che non furono uccisi con le piaghe queste, neanche si convertirono dalle opere delle mani di loro, affinché non adoreranno i demoni e gli idoli quelli d’oro e quelli d’argento e quelli di bronzo e quelli di pietra e quelli di legno, che né vedere possono né udire, né camminare; 21e non si convertirono dagli omicidi di loro, né dalle stregonerie di loro, né dalle fornicazione di loro, né dai furti di loro. C’è una parte di umanità che scampa ai flagelli diabolici e tuttavia non si converte, ma si lascia trascinare dall’idolatria e dalla immoralità. Quello delle trombe è un settenario di flagelli anti idolatrici. Idolatria che si esprime attraverso una serie di peccati (stregonerie, cioè pratica di arti magiche e sataniche, ricorso ai maghi, ai fattucchieri, e poi omicidi, fornicazioni, furti); tutti questi sono finestre attraverso i quali il demonio entra nella vita degli uomini e li distrugge (cfr Rm 1,29-31; Gal 5,19-21; 1Cor 6,9-10; Ef 5,3-5; Mc 7,21-22).
10,1E vidi un altro angelo, possente, discendente dal cielo, avvolto da una nube, e l’arcobaleno sulla testa di lui e il volto di lui come il sole e i piedi di lui come colonne di fuoco. 2E avente nella mano di lui libretto aperto. E posò il piede di lui quello destro sul mare, invece il sinistro sulla terra, 3e gridò con voce grande come leone ruggisce. E quando gridò, parlarono i sette tuoni le loro voci. 4E quando parlarono i sette tuoni, stavo per scrivere, e udì voce dal cielo dicente: «Sigilla (le cose) le cose che dissero i sette tuoni, e non esse scrivere». Per porre rimedio a questa corruzione e immoralità è necessario l’intervento di Dio ed egli interviene attraverso un angelo possente, il quale discende (non precipita) dal cielo. Questo angelo sta manifestando la presenza e la potenza di Dio, raffigurata dagli elementi teofanici che accompagnano questo discesa (la nube, l’arcobaleno, il sole, il fuoco, i sette tuoni).
Questo angelo sta tra la terra e il mare, cioè domina tutto l’universo ed in mano tiene un libretto, probabilmente si riferisce all’AT che contiene una parte del piano di salvezza. Questo libro è aperto, perché in parte questo piano è già stato rivelato. Ma Giovanni riceve l’ordine di metterlo sotto sigillo, perché ancora in parte questo piano di salvezza si deve rivelare (e si rivelerà alla settima tromba).
5E l’angelo che vidi stante sul mare e sulla terra, sollevò la mano di lui la destra al cielo 6e giurò per il Vivente per i secoli dei secoli, che ha creato cielo e le cose in esso e la terra e le cose in essa e il mare e le cose in esso, perché tempo non più ci sarà 7Ma nei giorni della voce del settimo angelo, quando sta per suonare la tromba, e fu compiuto il mistero di Dio, come diede il buon annuncio ai di lui servi, i profeti». Questo angelo buono, alzando la mano destra, pronuncia un solenne giuramento; giura nel nome del Vivente, che vive nei secoli dei secoli, che quando si suonerà la settima tromba giungerà il compimento del piano di salvezza. Questo piano di salvezza si realizzerà pienamente in Cristo. Qui si dice una cosa meravigliosa: Dio non ci lascia in balia delle tenebre, in mano del maligno, ma ci salva attraverso Cristo, le forze del male saranno spazzate via (cfr Rm 16,25-26; 2Ts 2,6-12).
8E la voce che udì dal cielo di nuovo parlante con me e dicente: «Va’, prendi il libro che è stato aperto nella mano dell’angelo che sta sul mare e sulla terra». 9E andai presso l’angelo, dicendo ad esso: Dà a me il libricino. E dice a me: «Prendi e inghiotti esso, e amareggerò di te il ventre, ma nella bocca di te sarà dolce come miele». 10E presi il libricino dalla mano dell’angelo e inghiottì esso, ed era nella bocca di me come miele dolce e quando mangiai esso, fu amareggiato il ventre di me. 11E dicono a me: «È necessario tu di nuovi profetizzi su popoli e nazioni e lingue e regni molti». La scena descritta si trova tale e quale nel libro del profeta Ezechiele (2,8-3,3). Il libro si deve mangiare, perché si deve assimilare bene la parola per poi trasmetterla agli altri. Nel divorare questo libro, Giovanni sente un contrasto di sapore; in bocca lo sente dolce, nel ventre lo sente amaro. I due elementi contrastanti si completano a vicenda; per ogni profeta è dolce la Parola di Dio, ma la missione profetica spesso è scomoda perché incontra ostilità (cfr Ger 15,15-16).
Dopo questo intervento di Dio, la descrizione della sesta tromba continua con la scena del tempio di Gerusalemme.
11,1E fu data a me canna simile a verga, dicendo: «Alzati e misura il tempio di Dio e l’altare e gli adoranti in esso. 2E il cortile quello di fuori del tempio, lascia di fuori e non esso misurare, perché fu dato ai gentili, e la città quella santa calpesteranno per mesi quarantadue. A Giovanni viene dato lo stesso comando rivolto a Ezechiele (cfr 40-43): misurare il tempio, ma anche di non misurare, attraverso uno strumento, che è simile ad uno scettro regale, simbolo della partecipazione al suo potere. Tutto questo significa segnare con un rigoroso confine ciò che è sacro e ciò che è profano; spazio dove ci sono coloro che adorano Dio e spazio che Dio stesso concede ai gentili, cioè i pagani, perché lo profanino. Questi ultimi hanno trentadue mesi, tre anni e mezzo, per agire. I tre tempi e mezzo sono il tempo della forzata ellenizzazione della Palestina ad opera di Antioco IV Epifane, quindi rappresenta il tempo di ogni persecuzione. In più tre anni e mezzo è la metà di sette, segno di imperfezione. Il cortile esterno del tempio è concesso da Dio ai pagani per un tempo limitato e imperfetto. Possiamo avere l’impressione che gli empi predominano la storia, ma alla fine è sempre Dio che lo permette per un misterioso suo disegno.
Il libro è stato scritto quando il tempio di Gerusalemme era già stato distrutto, avvenuto nel 70 d. C. e da questo brano sembra che lo stesso Dio ne abbia permesso la distruzione. Perché? Lo si scoprirà alla fine.
3E darò ai due Testimoni di me e profetizzeranno per giorni milleduecentosessanta rivestiti di sacco». Ai pagani vengono contrapposti due testimoni vestiti di sacco, indumento che indica la fortezza dei due profeti di fronte a qualsiasi difficoltà e asperità. Questi testimoni hanno il compito di predicare l’intervento salvifico di Dio; per farlo avranno a disposizione milleduecentosessanta giorni, che equivalgono a 42 mesi, cioè tre anni e mezzo. Qui si vuole dire che lo stesso tempo dato ai pagani, per le loro nefandezze, viene dato ai due testimoni per riportare la Città Santa sotto il demonio della fede.
Si descrivono, quindi, due realtà molto diverse tra di loro: da un lato i pagani simbolo dell’infedeltà ed idolatria e dall’altro i fedeli che predicano la salvezza.
4Questi sono i due olivi e i due candelabri quelli di fronte al Signore della terra stanti. 5E se qualcuno a loro vuole nuocere, un fuoco esce dalla bocca di loro e divora i nemici di loro; e se qualcuno volesse loro nuocere, così è necessario quello sia ucciso. 6Questi hanno il potere di chiudere il cielo, affinché non pioggia bagni per i giorni della profezia di loro, e potere hanno sulle acque di cambiare esse in sangue e di colpire la terra con ogni piaga ogni volta vogliono. Si descrivono i due testimoni. Chi sono? L’immagine dei due olivi viene desunta da Zc 4,3-14. Nel profeta i due erano Zorobabele, restauratore politico della comunità postesilica e ricostruttore del tempio, e il sommo sacerdote Giosuè, che fu attivo nel tempo difficile del rimpatrio. Vengono chiamati ulivi, perché sono consacrati, in quanti unti con l’olio; infatti nell’AT i due che vengono consacrati sono il sommo Sacerdote e il Re. Vengono chiamati anche lampade, perché diffondono la luce di Dio. Questi due testimoni sono custoditi dal Signore, in quanto ricevono grandi poteri; il fuoco che esce dalla bocca, il potere di chiudere il cielo e cambiare l’acqua in sangue. Nell’AT chi ebbe il potere di chiudere il cielo è stato il profeta Elia (1Re 17-18) e chi ebbe il potere di cambiare l’acqua in sangue in una delle piaghe di Egitto è stato Mosè (Es 7,17.19-20). Quindi i due testimoni rappresentano Elia e Mosè, che simboleggiano la Legge e i profeti. Tutto questo ci richiama il monte Tabor.
7E quando abbiano compiuto la testimonianza di loro, la bestia che sale dall’Abisso farà loro guerra e vincerà loro e ucciderà loro. 8E il cadavere di loro sulla piazza della città quella grande, chiamata spiritualmente Sòdoma ed Egitto, dove anche il Signore di quelli fu crocifisso. 9E guardano dai popolo e tribù e lingua e genti il cadavere di loro per giorni tre giorni e mezzo e i cadaveri di loro non lasciano mettere nel sepolcro. 10E gli abitanti sulla terra si rallegrano su loro ed esultano e doni manderanno gli uni agli altri, perché questi due profeti hanno tormentato gli abitanti sulla terra. Al termine della loro missione questi testimoni fanno una brutta fine, perché scomodi in quanto denunciavano il male: verranno uccisi e i loro cadaveri verranno esposti in modo macabro nella piazza della Città Santa. Gesù stesso aveva fatto una dura requisitoria verso Gerusalemme, che uccide i profeti (Mt 23,37). Anche oggi i testimoni di Cristo vengono uccisi perché scomodi.
Il v. 5 garantiva che nessuno avrebbe potuto fare del male, eppure qui in modo sorprendente si dice che vengono uccisi. Questa contraddizione nasce dal fatto che Dio protegge i suoi, però la croce non può mancare sulla loro strada.
11E dopo i tre giorni e mezzo, uno spirito di vita da Dio entrò in loro, e si alzarono sui piedi loro, e paura grande cadde sui guardanti loro. Però la vittoria degli empi è solo provvisoria. Dopo tre giorni e mezzo i testimoni sono risorti, grazie al soffio di Dio che entra in loro. Qui l’autore dell’Apocalisse riprende la scena delle ossa inaridite di Ezechiele (37).
Questi due testimoni sono figure universali e rappresentano l’intero popolo di Dio nel suo impegno di testimonianza profetica, un impegno che porta la sofferenza e la prova. Quelli che sono fedeli a Dio, subiscono sofferenza e morte, ma l’epilogo è positivo, infatti sono chiamati alla risurrezione, alla vita eterna. Agli occhi degli stolti parve che morissero, ma la loro speranza resta piena di immortalità (cfr Sap 3,1-9).
12E udirono una voce possente dal cielo dicente a loro: «Salite quassù». E salirono nel cielo nella nube, e videro loro i nemici di loro. La corruzione del mondo era iniziata con una caduta dal cielo dell’angelo demoniaco, e si conclude con una salita in cielo dei santi. Il demonio cade, i santi salgono.
13E in quella ora ci fu terremoto grande e la decima della città cadde e furono uccisi nel terremoto nomi di uomini migliaia sette e i restanti spaventati furono e diedero gloria al Dio del cielo. Il terremoto è segno dell’intervento di Dio che distrugge il male, cosi come è avvenuto nella morte e risurrezione di Cristo (Mt 27,51-52).
È da notare che viene distrutto la decima parte della città, cioè il numero di quelli che si salvano è di gran lunga superiore di quelli che si dannano (sette mila). Questo vuol dire che il male è minore del bene. Nonostante può sembrare il contrario il bene è sempre di gran lunga maggiore del male. Con questo intervento Dio risponde al grido dei martiri, che da sotto l’altare, quando si riaprì il quinto sigillo, chiedevano: Fino quando non emetterai il tuo giudizio e non vendicherai il nostro sangue contro gli abitanti della terra (cfr 6,9).
Dio prima o poi interverrà. Bisogna solo aspettare i suoi tempi.
14Il guai il secondo è passato; ecco il guai terzo viene presto.

Conclusione
Dio ordina al sesto angelo di sciogliere i quattro angeli incatenati, cioè i demoni, e di permettere loro di agire su un terzo dell’umanità, cioè hanno un potere limitato. Questi angeli si trasformano in un esercito sterminato, immagine inquietante della guerra scatenata dal maligno contro l’umanità. Nonostante i flagelli gli uomini non si convertono, ma si sono idolatri e immorali. Appare un altro angelo e preannuncia la vittoria del piano di salvezza di Dio, grazie a Cristo.
Nonostante il male sembra vincere, alla fine il bene trionfa (i due testimoni vengono risuscitati) e Dio fa giustizia degli empi, ma il bene è sempre di gran lunga superiore al male, anche se può sembrare il contrario.
Come sempre l’Apocalisse è attualissima e piena di grande speranza.

Approfondisci la Parola di Dio

  1. «E furono sciolti i quattro angeli che erano stati preparati per quell’ora … per uccidere la terza parte degli uomini. E il numero degli eserciti della cavalleria era di venti migliaia di decine di migliaia» (9, 15-16). Credi tu che il demonio è in guerra contro l’umanità? Come ti difendi da questa guerra e dalle sue insidie?
  2. Dalle tre piaghe queste furono uccisi il terzo degli uomini, dal fuoco e dal fumo e dallo zolfo che usciva dalle bocche di loro (9,18). Il maligno ci seduce con la sua parola di morte. Come è possibile oggi distinguere la parola del maligno dalla Parola di Dio? Come fare per un serio discernimento?
  3. «In quello stesso momento ci fu un grande terremoto che fece crollare un decimo della città: perirono in quel terremoto settemila persone; i superstiti presi da terrore davano gloria al Dio del cielo» (11,13). Credi tu che nel mondo c’è più bene che male o ti fai influenzare dai mass media che mettono sempre in evidenza il male della Chiesa e della società?

Medita alla luce della Parola di Dio
Gen 3,1-13; Sap 3,1-9; Ez 2,8-3,9; Ez 37,1-14; Mt 4,1-11; Gal 5,19-26; 1Cor 6,9-10; 2Ts 2,6-12.

Preghiera

Signore Dio, aumenta la nostra vita in te,
perché crediamo che tu sei il Signore della storia.
Ti chiediamo una potente liberazione dal maligno,
che ci insinua con la sua parola di morte.
Infondi in noi il tuo Soffio di Vita,
perché da lui rafforzati,
perseveriamo nella testimonianza di Gesù Cristo,
senza farci scoraggiare né da insuccessi, né da tribolazioni.
Donaci occhi nuovi, perché vediamo il bene presente nella storia,
e non ci lasciamo offuscare lo sguardo
da chi vuole evidenziare il male.
A Te, che sei il Vivente, nei secoli,
al Figlio Tuo Gesù Cristo, Risorto dalla morte
e allo Spirito Santo, Soffio che dona vita,
sale la lode perenne nei secoli dei secoli.
Amen.


È possibile scaricare il documento PDF della Lectio Biblica.