Lectio Biblica [Apocalisse: Le prime cinque coppe (15,5-16,11)]

Le prime cinque coppe
(Apocalisse 15,5-16,11)

Testo
15 5E dopo queste cose vidi, e si aprì il tempio della tenda della testimonianza nel cielo, 6e uscirono i sette angeli aventi i sette flagelli dal tempio, vestiti di lino puro splendente e cinti intorno ai petti di cinture d’oro. 7E uno tra i quattro viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio, che vive nei secoli dei secoli. 8E si riempì il tempio di fumo a causa della gloria di Dio e a causa della potenza di lui, e nessuno poteva entrare nel tempio finché fossero compiuti i sette flagelli dei sette angeli.
16 1E udii grande voce dal tempio dicente ai sette angeli: «Andate e versate le sette coppe dell’ira di Dio sulla terra».
2E venne il primo e versò la coppa di lui sulla terra, e divenne una piaga cattiva e maligna sugli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano l’immagine di lei.
3E il secondo versò la coppa di lui nel mare, e divenne sangue come di morto, e ogni anima di vita morì quelle nel mare.
4E il terzo versò la coppa di lui nei fiumi e le sorgenti delle acque, e divenne sangue. 5E udii l’angelo delle acque dicente: «Giusto sei, l’essente e che eri, il Santo, perché queste cose hai giudicato, 6perchè sangue di santi e profeti hanno versato e sangue a loro hai dato da bere, degni sono». 7E udii l’altare dicente: «Sì, Signore, il Dio Pantokrator, veri e giusti i giudizi di te».
8E il quarto versò la coppa di lui sul sole, e fu dato a lui di bruciare gli uomini con fuoco. 9E furono bruciati gli uomini con bruciatura grande e bestemmiarono il nome di Dio che ha il potere sui flagelli questi e non si convertirono per dare gloria.
10E il quinto versò la coppa di lui sul trono della bestia, e divenne il regno di lei oscurato, e si mordevano le lingue di loro per il dolore, 11e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei dolori di loro e a causa delle piaghe di loro e non si convertirono dalle opere di loro.

Premessa
Dopo il settenario dei sigilli e delle trombe, l’autore dell’Apocalisse ci presenta il settenario delle coppe.
Queste coppe ripropongono le piaghe d’Egitto, per dirci che Dio sta mettendo in opera il nuovo esodo. Mentre il primo si è realizzato con Mosè, il secondo e definitivo si realizza con Cristo.
Il settenario delle coppe è in stretto parallelismo con quelle delle trombe. Infatti, le prime quattro coppe, come le corrispondenti trombe, colpiscono la terra, il mare, le sorgenti d’acqua e il sole. La quinta coppa, come la quinta tromba, è diretta al male, che viene oscurato; la sesta coppa, come la sesta tromba, è diretta alla potenza satanica raccolta sul fiume Eufrate. Infine, la settima coppa, come s’intravede nella settima tromba, annuncia gli sconvolgimenti della fine, con il seguente stabilirsi del regno eterno di Dio.
Però, mentre nelle trombe i danneggiamenti riguardano soltanto una porzione limitata (la terza parte), nelle coppe l’effetto è globale; l’unico limite è costituito dal fatto che ad essere colpite sono sempre realtà malvagie.

Meditazione
15 5E dopo queste cose vidi, e si aprì il tempio della tenda della testimonianza nel cielo, 6e uscirono i sette angeli aventi i sette flagelli dal tempio, vestiti di lino puro splendente e cinti intorno ai petti di cinture d’oro. Dopo il nuovo canto dei redenti, Giovanni vide aprirsi nel cielo il tempio.
Nel cap. 11,19 si era già parlato di apertura del tempio. Qui non si tratta di seconda apertura, bensì di una ripresa della scena, che avviene dopo il suono della settima tromba.
Non bisogna dimenticare che l’autore ci presenta sempre il settimo segno del settenario come inizio ed apertura del nuovo settenario.
Dopo che Giovanni annuncia la settima tromba (11,15) sviluppa la presenza del male per preparare il nuovo settenario delle coppe. Adesso riprende la scena, parlando della tenda della testimonianza, che, secondo Es 33,7-10 è il luogo della presenza divina (shekinah). Questa apertura dice che Lui adesso è l’eterno presente, perché si è reso accessibile agli uomini.
Nel descrivere questo settenario, Giovanni prende spunto dallo Jom kippur, la festa giudaica dell’espiazione. Solo in qual giorno era consentito al Sommo Sacerdote l’accesso alla Sancta Sanctorum, luogo più nascosto e recondito del Tempio.
Alcuni elementi del racconto concordano con questa spiegazione; gli angeli, che Giovanni vede, sono vestiti di lino e hanno la cintura d’oro attorno al petto, come era vestito il Sommo Sacerdote nel giorno dello Jom Kippur.
Ma in 1,13 si dice che questa cintura d’oro era indossata dal Cristo Risorto. Quindi questo Sommo Sacerdote che entra nel Santuario del cielo, è Cristo.
In questa visione, sicuramente l’autore si rifà alla lettera agli Ebrei, che è incentrata sul sacrificio di Cristo, che ci viene presentato come ministro del Santuario e della vera Tenda (cfr 8,2), vittima sacrificale e sacerdote (cfr 7,27). Gesù è sacerdote che offre, ma è anche sacrificio che viene offerto.
7E uno tra i quattro viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio, che vive nei secoli dei secoli. Un angelo della corte celeste consegna ai sette angeli sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio.
Anche qui vi è il riferimento allo Jom Kippur, in cui il Sommo Sacerdote utilizzava sette coppe, contenenti sangue di animali, con il quale aspergeva il popolo.
Ovviamente l’autore interpreta questo rito liturgico dell’AT in chiave cristiana; la vera espiazione non si realizza con il sangue di animali, ma con il sangue di Cristo, che sulla croce espia i peccati dell’umanità (cfr Eb 9,11-14).
Le sette coppe sono le coppe dell’ira di Dio, cioè del suo giudizio definitivo sulla storia dell’umanità, un giudizio che Egli compie grazie alla morte sacrificale di Cristo sulla croce.
Il drammatico conflitto che c’è con le forze del male, evocato nel cap. 12, nella lotta tra la donna e il drago, si risolve con il sacrificio espiatorio di Cristo; è grazie al suo sangue che Cristo vince il male.
8E si riempì il tempio di fumo a causa della gloria di Dio e a causa della potenza di lui, e nessuno poteva entrare nel tempio finché fossero compiuti i sette flagelli dei sette angeli. Il tempio si riempie del fumo della gloria di Dio, cioè si riempie di Dio stesso. Qui si vuol affermare che, dopo che era stato profanato dall’azione dei sacerdoti, a causa della condanna a morte di Gesù Cristo, avviene una nuova consacrazione del luogo sacro, analoga a quella operata per il tempio di Salomone (cfr 1Re 8,10ss).
Nonostante la gloria e la potenza di Dio invadono il tempio, l’accesso è impossibile, perché l’uomo da solo non può accedere alla salvezza, fino a che non si compia l’evento decisivo della morte di Cristo. È grazie al suo sangue che l’uomo ha l’accesso al Tempio (cfr Eb 10,19-20).
16 1E udii grande voce dal tempio dicente ai sette angeli: «Andate e versate le sette coppe dell’ira di Dio sulla terra». La voce viene dal tempio, quindi è voce divina, che impartisce un ordine ai sette angeli. L’ordine è versare le coppe dell’ira di Dio. L’ira di Dio, cioè il suo giudizio definitivo sulla storia, si esercita versando sulla terra, e quindi sull’umanità, che lotta contro il male e il peccato, le sette coppe.
Nelle coppe c’è il sangue di Cristo. Quindi versare le coppe è segno di salvezza, perché è versare il sangue di Cristo. Tutto ciò che è toccato dal sangue di Cristo è giudicato da Dio in senso salvifico; il sangue di Cristo elimina il peccato e ci dona la salvezza. Versare il sangue, quindi, significa salvare, non condannare.
Qui vi è anche un chiaro richiamo al libro dell’Esodo, in cui si afferma, che è grazie al sangue posto sulle case, che i figli di Israele venivano salvati dall’angelo sterminatore (cfr Es 12, 13). È il sangue di Cristo che ci libera dal maligno.
2E venne il primo e versò la coppa di lui sulla terra, e divenne una piaga cattiva e maligna sugli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano l’immagine di lei. La prima coppa viene versata sulla terra ed in modo particolare sugli uomini, che hanno adorato la bestia satanica e recano il marchio della bestia, cioè su quanti rendono onori divini all’imperatore romano, invece che adorare il vero Dio.
La piaga maligna ricorda la sesta piaga d’Egitto (cfr Es 9,8-11).
Da questo versetto possiamo affermare che il libro dell’Apocalisse, oltre ad essere il libro della consolazione, è ancor di più il libro del primo comandamento, invito incessante ad adorare l’unico e solo vero Dio, liberandosi dall’idolatria e dall’infedeltà.
3E il secondo versò la coppa di lui nel mare, e divenne sangue come di morto, e ogni anima di vita morì quelle nel mare. 4E il terzo versò la coppa di lui nei fiumi e le sorgenti delle acque, e divenne sangue. La seconda e la terza coppa vengono versate nel mare, simbolo del potere politico corrotto, e nelle sorgenti d’acqua. Quindi sono coinvolti tutti coloro che usano la politica e la religione in modo falsato e pervertito. Vi è il richiamo alla prima piaga d’Egitto, allorché le acque del Nilo divengono sangue (cfr Es 7,17-19).
5E udii l’angelo delle acque dicente: «Giusto sei, l’essente e che eri, il Santo, perché queste cose hai giudicato, 6perchè sangue di santi e profeti hanno versato e sangue a loro hai dato da bere, degni sono». Dopo le prime tre coppe, c’è questo inno liturgico, elevato dall’angelo delle acque.
Non dimentichiamo mai che l’Apocalisse è una liturgia.
Questa canto separa le prime tre coppe dalle altre, ed esalta la giustizia di Dio. Sta dicendo che Dio, che sta versando le coppe del suo giudizio sugli uomini cattivi, sul regno del male, sul potere politico corrotto, è giusto e santo. Giusto, perché sta giudicando definitivamente il peccato, il male; santo perché esprime tutta la sua volontà di salvezza.
Le parole dell’angelo affermano con chiarezza che i flagelli non sono contro la natura, ma contro gli uccisori dei santi e profeti.
Il giusto giudizio di Dio si è esercitato contro coloro che hanno corrotto il potere politico e religioso.
I peccatori hanno versato il sangue di santi e di profeti, cioè li hanno uccisi. Ed adesso come pena devono bere questo sangue; si attua la cosiddetta pena del contrappasso.
L’autore aggiunge in modo sarcastico l’espressione: «degni sono», quasi a voler dire vediamo ora se sono degni di questo sangue che hanno versato!
Si realizza quanto riportato in Mt 23,34-35, allorché parlando, di coloro che vengono uccisi per il suo nome, Gesù afferma che tutto il sangue innocente deve cadere su quanti hanno commesso il male.
Tutto questo perché i martiri sono uniti a Cristo, il cui sangue ricade su quanti lo hanno condannato (cfr Mt 27,24-25).
Quindi le sette coppe contengono il sangue di Cristo e dei martiri e dove vengono versate producono il giudizio di Dio e quindi la salvezza dell’umanità.
I flagelli divini intendono non distruggere l’uomo peccatore; qui non vi è l’immagine di un Dio vendicativo, ma un Dio misericordioso che preme perché l’uomo si converta. La finalità è sempre la conversione degli essere umani.
7E udii l’altare dicente: «Sì, Signore, il Dio Pantokrator, veri e giusti i giudizi di te». La voce viene dall’altare, luogo in cui si trovano i martiri cristiani, i quali chiedono l’intervento di Dio (cfr 6,9-10). Questa voce approva l’agire divino: veri e giusti i giudizi di te.
Attraverso il sacrificio del suo Figlio, a cui si aggiunge il sangue dei martiri, Dio salva l’umanità.
Ancora una volta l’Apocalisse si rivela il libro della consolazione nei confronti dei cristiani che soffrono la persecuzione e il martirio. Il versamento del sangue degli innocenti non è vano, così come non lo è quello di Cristo. Dio giudicherà e condannerà tutti coloro che hanno abusato del potere politico e della religione per uccidere i profeti e i santi.
8E il quarto versò la coppa di lui sul sole, e fu dato a lui di bruciare gli uomini con fuoco. 9E furono bruciati gli uomini con bruciatura grande e bestemmiarono il nome di Dio che ha il potere sui flagelli questi e non si convertirono per dare gloria. La quarta coppa viene versata sul sole, ma non per colpire l’astro, ma per provocare fuoco che brucia gli uomini, che non si sono convertiti. Questo uomini, invece di ravvedersi, bestemmiano il nome di Dio, non si sottomettano a lui.
10E il quinto versò la coppa di lui sul trono della bestia, e divenne il regno di lei oscurato, e si mordevano le lingue di loro per il dolore, 11e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei dolori di loro e a causa delle piaghe di loro e non si convertirono dalle opere di loro. Questa quinta coppa non riguarda più un ambiente geografico, ma viene versata direttamente sul trono della bestia, simbolo della corruzione satanica, della radice del male.
In 13,2 si era detto che il drago (Satana) aveva concesso alla bestia (Impero Romano) il suo trono. Ora questo trono, che rappresenta il regno del male, sprofonda nelle tenebre. Per contrapposizione alla scena della quinta tromba, in cui il fumo della bestia infernale aveva prodotto l’oscuramento del sole, ora è il trono della bestia che viene oscurato dall’intervento di Dio. La conseguenza è che gli uomini corrotti, che hanno adorato la bestia si mordono la lingua per il dolore e bestemmiano Dio.
Questo flagello richiama la nona piaga d’Egitto (cfr Es 10,21) ed è da ricollegarsi alla quinta tromba (9,1-12), il flagello delle cavallette, il cui morso era simile a quello atroce dello scorpione.
Ciò indica dannazione, dolore eterno.
Ma tutto questo ci fa comprendere anche che l’uomo è libero di non convertirsi, anche se questa ostinazione lo conduce alla morte eterna.

Conclusione
Le sette coppe che si rifanno alla festa giudaica dello Jom Kippur esprimono il giudizio definitivo di Dio sulla storia.
Le prime quattro coppe vengono versate sulla terra, sul mare, sui fiumi e sul sole, manifestando il giudizio su quanti hanno adorato la bestia, rinnegando Dio stesso.
Coloro che hanno versato il sangue dei martiri sono condannati a berne il sangue.
La quinta viene versata sul trono della bestia, evocando il giusto giudizio di Dio direttamente sul male, oscurandone la potenza.
Dio vuole la salvezza dell’uomo, la sua azione è sempre volta al bene. Ha versato il sangue del suo Figlio, per liberare l’uomo dal maligno e dal peccato. Ma non tutti accettano questa salvezza. Ci sono alcuni, infatti, che non vogliono convertirsi.
Ognuno è responsabile dei suoi atti.
È vero che Dio è un padre la cui misericordia è grande, e proprio perché lui è grande nell’amore, si attende da noi un amore sempre più grande, ma è altrettanto vero che Egli è anche giudice giusto e che darà a ciascuno secondo le proprie opere.

Approfondiamo la Parola

  1. «Sì, Signore, il Dio Pantokrator, veri e giusti i giudizi di te» (16,7). Dio è un padre la cui misericordia è grande, ma questo non significa che Egli non sia giudice giusto e che non dia a ciascuno le sue opere. Proprio perché lui è grande nell’amore, si attende da noi un amore sempre più grande. Come rispondi all’amore che Dio ha per te?
  2. «E bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei dolori di loro e a causa delle piaghe di loro e non si convertirono dalle opere di loro (16,11). L’uomo può decidere di non accettare la salvezza, perché creato con il libero arbitrio. Rifletti sulla libertà dell’uomo e sulle conseguenze di questa libertà.

Medita alla luce della Parola di Dio
Es 12,12-13; Es 33-7-10; Mt 23,34-35; Mt 27,24-25; Eb 9,11-14; Eb 7,27-8,2; Eb 10,19-23.

Preghiera

Signore Padre Santo,
Tu sei Giusto, Tu sei Santo.
Ti chiediamo che il Sangue del tuo Figlio Gesù,
Sommo ed Eterno Sacerdote della Nuova Alleanza,
vera Vittima di espiazione ed unico Sacrificio,
scenda su di noi, per liberarci dal maligno e purificarci dai peccati.
Questo Sangue prezioso si riversi su tutti gli uomini,
soprattutto su quanti ti sono ostili, su quanti ti bestemmiano,
su quanti hanno il cuore indurito
su quanti usano la libertà per causare e diffondere il male.
Padre buono, tu non vuoi la morte del peccatore,
ma che si converta e viva;
ecco perché ti chiediamo di inondare tutta l’umanità
con il Sangue di Cristo,
per ottenere salvezza e redenzione, pace e perdono.
A Te Padre, con il Figlio Cristo Gesù e lo Spirito Santo,
lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.


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