Lectio Biblica [Apocalisse: L’intervento di Dio nella storia e il canto dei vincitori (14; 15,1-4)]

L’intervento di Dio nella storia e il canto
nuovo dei salvati

(Apocalisse 14,1-15-4)

Testo
141E vidi, ed ecco l’Agnello stante sul monte Sion e con lui cento quaranta quattro mila aventi il nome di lui e il nome del Padre di lui scritto sulle fronti di loro. 2E udii voce dal cielo, come voce di acque molte e come voce di tuono grande, e la voce che udii come di arpisti arpeggianti con le arpe di loro. 3E cantano cantico nuovo di fronte al trono e di fronte ai quattro viventi e agli anziani, e nessuno poteva imparare il cantico se non i cento quaranta quattro mila, i comperati dalla terra. 4Questi sono chi con donne non si macchiarono; vergini infatti sono, questi i seguenti l’Agnello dovunque vada. Questi furono comperati dagli uomini (come) primizie per Dio e per l’Agnello. 5E nella bocca di loro non fu trovata menzogna, irreprensibili sono.
6E vidi un altro angelo volante in mezzo al cielo avente un buon annuncio eterno da annunziare ai sedenti sulla terra e su ogni nazione e tribù e lingua e popolo, 7dicendo con voce grande: «Temete il Dio e date a lui gloria, perché è venuta l’ora del giudizio di lui, e adorate colui che ha fatto il cielo e la terra e mare e sorgenti d’acque».
8E un altro angelo un secondo seguì dicendo: «È caduta, è caduta Babilonia la grande, che dal vino dell’ira della prostituzione di lei ha abbeverato tutte le genti».
9E un altro angelo un terzo seguì loro dicendo con voce grande: «Se qualcuno adora la bestia e l’immagine di lei e riceve marchio sulla fronte di lui o sulla mano di lui, 10egli berrà dal vino dell’ira di Dio che è stato versato schietto nella coppa dell’ira di lui e sarà torturato con fuoco e zolfo davanti angeli santi e davanti all’Agnello. 11E il fumo del tormento di loro per secoli dei secoli sale, e non hanno riposo di giorno e di notte gli adoranti la bestia e la immagine di essa e se qualcuno riceve il marchio del nome di essa». 12Qui la perseveranza dei santi è, quelli che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù. 13E udii voce dal cielo dicente: «Scrivi: Beati i morti che nel Signore muoiono d’ora. Sì, dice lo Spirito, affinché riposino dalle fatiche di loro, infatti le opere di loro seguono con loro».
14E vidi, ed ecco nube bianca e sulla nube uno sedente simile a Figlio d’uomo, avendo la testa di lui una corona d’oro e nella mano di lui falce affilata.
15E altro angelo uscì dal tempio, gridando con voce grande al sedente sulla nube: «Manda la falce di te e mieti, perché è venuta l’ora di mietere, perché è disseccata la messe della terra». 16E gettò il sedente sulla nube la falce di lui sulla terra e fu mietuta la terra.
17E altro angelo uscì dal tempio quello nel cielo, avendo anch’egli falce affilata. 18E altro angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò (con) voce grande all’avente la falce quella affilata dicendo: «Manda di te la falce quella affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché sono mature le uve di essa».
19E gettò l’angelo la falce di lui sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò nel tino del furore di Dio quello grande. 20E fu pigiato il tino fuori della città e uscì sangue dal tino fino a morsi dei cavalli per stadi milleseicento.
151E vidi altro segno nel cielo grande e meraviglioso, angeli sette aventi flagelli sette gli ultimi, perché in essi si è compiuto il furore di Dio. 2E vidi come mare vitreo mescolato a fuoco e i vincenti sulla bestia e sull’immagine di lei e sul numero del nome di lei stanti sul mare quello vitreo aventi arpe di Dio. 3e cantavano il canto di Mosè, il servo di Dio e il canto dell’agnello dicendo: «Grandi e meravigliose le opere di te, Signore, il Dio, il Pantocratore, giuste e vere le vie di te, il re delle genti 4chi non affatto temerà, Signore, e glorificherà il nome di te? Perché solo Santo, perché tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i giudizi di te sono manifestati».

Premessa
Con il capitolo 14 comincia la parte conclusiva dell’Apocalisse.
Il settenario delle coppe si era aperto nel cap. 12 con la lotta della donna contro il drago, lo scontro tra la Chiesa e il diavolo, il quale seduce gli uomini attraverso la corruzione politica e religiosa (cap. 13). L’autore continua descrivendoci una visione confortatrice dell’Agnello e dell’intervento di Dio.
L’Apocalisse descrive la situazione drammatica dell’uomo nella storia, ma alimenta anche la speranza di un Dio che interviene nella storia.

Meditazione
1E vidi, ed ecco l’Agnello stante sul monte Sion e con lui cento quaranta quattro mila aventi il nome di lui e il nome del Padre di lui scritto sulle fronti di loro. Giovanni contempla il Cristo risorto con gli eletti.
Mentre la bestia al servizio di Satana era uscita dal profondo dell’abisso, l’Agnello domina come vincitore sul monte Sion, da dove verrà pronunciata la condanna su Babilonia. Sion è il cento della religiosità dell’AT. Il profeta Gioele afferma che sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza (3,5) e nel salmo 2,6 si legge che il Re vittorioso verrà assiso sul Sion, santo Monte. Quindi Sion diventa il luogo simbolo della salvezza messianica (cfr Eb 12,22).
Cristo morto è risorto e domina vittorioso insieme agli eletti (centoquarantaquattromila). Questi sono segnati sulla fronte con il nome di Cristo e del Padre. Nel cap. 13 si era parlato del marchio satanico, nella mano e nella testa di coloro che adorano satana, qui si contrappone il sigillo di Dio sui redenti (cfr cap. 7).
2E udii voce dal cielo, come voce di acque molte e come voce di tuono grande, e la voce che udii come di arpisti arpeggianti con le arpe di loro. 3E cantano cantico nuovo di fronte al trono e di fronte ai quattro viventi e agli anziani, e nessuno poteva imparare il cantico se non i cento quaranta quattro mila, i comperati dalla terra. Alla visione precedente, si aggiunge l’ascolto di una voce potente che viene dal cielo. Ma è anche una voce armoniosa, come quella dei suonatori di arpa. Giovanni ode un cantico nuovo, perché viene dalla nuova alleanza e si esegue davanti al trono di Dio e a tutta la corte celeste. Questo nuovo cantico nessuno lo può comprendere se non i comperati da Cristo, cioè i redenti. Solo chi vive la vita nuova di Cristo può comprendere e cantare il canto nuovo (cfr 1Cor 2,14-16).
Chi sono questi comprati, redenti?
4Questi sono chi con donne non si macchiarono; vergini infatti sono, questi i seguenti l’Agnello dovunque vada. Questi furono comperati dagli uomini (come) primizie per Dio e per l’Agnello. 5E nella bocca di loro non fu trovata menzogna, irreprensibili sono. Per dire chi sono si usano tre immagini.
Prima immagine. I vergini, quelli che non si sono contaminati con donne. Si parla di uomini. Sembrerebbe che i maschi siano la pars melior, mentre le donne, invece, la pars immunda et corrumpens. Ovviamente non essendo possibile che i salvati siano solo maschi e solo vergini, il sesso maschile e la verginità devono essere simbolici.
Nella Sacra Scrittura adultero è il popolo idolatrico, quindi il vergine indica il popolo fedele al Dio unico. Ecco perché tutti gli studiosi concordano nel dire che qui si vuole affermare che i redenti sono coloro che non si sono contaminati con falsi idoli. Quindi «sono vergini» equivale ad affermare «sono irreprensibili», possiedono, cioè, integrità morale.
Seconda immagine. Sono la primizia. Nell’AT venivano offerti a Dio le primizie della terra, iniziando dai primogeniti. Quindi sono i primi di coloro che hanno accolto la salvezza di Cristo.
Terza immagine. Sono senza macchia, perché purificati dal sangue di Cristo.
6E vidi un altro angelo volante in mezzo al cielo avente un buon annuncio eterno da annunziare ai sedenti sulla terra e su ogni nazione e tribù e lingua e popolo, 7dicendo con voce grande voce: «Temete il Dio e date a lui gloria, perché è venuta l’ora del giudizio di lui, e adorate colui che ha fatto il cielo e la terra e mare e sorgenti d’acque». Da qui l’autore presenta ancora una struttura settenaria, tre angeli (vv.6.8.9), il Figlio dell’uomo (v.14) e poi altri tre angeli (vv.15.17.18). I primi tre annunciano, i secondi tre eseguono, e al centro sta Cristo giudice.
Il primo angelo vola in mezzo al cielo, cioè allo zenit, al culmine, indicando così che gli avvenimenti hanno raggiungono l’apice, e annuncia un Vangelo eterno, cioè una buona notizia valida per sempre, che deve essere proclamata a tutta la terra. Tutto il mondo viene chiamato al giudizio universale; annuncio gridato a gran voce, segno che l’angelo sta parlando sotto l’azione e la potenza dello Spirito Santo.
L’angelo grida tre imperativi: temete, glorificate, adorate. Il timore non è da intendere nel senso di paura ansiosa, ma di rispetto per la maestà di Dio a cui spetta il giudizio.
Questo è il vangelo: temere Dio, glorificarlo e adorarlo.
8E un altro angelo un secondo seguì dicendo: «È caduta, è caduta Babilonia la grande, che dal vino dell’ira della prostituzione di lei ha abbeverato tutte le genti». Mentre il primo angelo annuncia il giudizio in generale, il secondo, invece, promulga il messaggio della fine terrena di quanti si sono rivoltati contro il Signore.
Babilonia è la città simbolo della corruzione, della fornicazione, del lassismo. Geremia aveva annunciato la punizione di Babilonia (cfr 25,12). Quello che il profeta aveva predetto, ora si realizza. L’angelo annuncia con verbi all’aoristo la caduta della città, mentre, invece, essa deve ancora cadere. L’aoristo può essere motivato dal fatto che le parole sono citazione letterale di Is 21,9, ma in quell’aoristo c’è certamente la convinzione della vittoria del bene sul male. Si mette al passato ciò che inevitabilmente accadrà (cfr S. Beda il Venerabile). È un modo per alimentare speranza.
9E un altro angelo un terzo seguì loro dicendo con voce grande: «Se qualcuno adora la bestia e l’immagine di lei e riceve marchio sulla fronte di lui o sulla mano di lui, 10ed egli berrà dal vino dell’ira di Dio che è stato versato schietto nella coppa dell’ira di lui e sarà torturato con fuoco e zolfo davanti angeli santi e davanti all’Agnello. 11E il fumo del tormento di loro per secoli dei secoli sale, e non hanno riposo di giorno e di notte gli adoranti la bestia e la immagine di essa e se qualcuno riceve il marchio del nome di essa». Il terzo angelo dichiara che saranno puniti gli idolatri, quanti, cioè, hanno adorato il drago, cioè satana, e si sono prostrati davanti alla bestia, cioè alla statua dell’imperatore Nerone. Questi sono coloro che hanno il marchio satanico. Il castigo consisterà nel bere dal vino dell’ira di Dio. Un vino schietto non mescolato con acqua, quindi è un vino forte che porta all’ubriacatura ed è dannoso (cfr Is 1,22; Dn 14,11; 2Mac 15,39). Poi c’è un altro castigo, un tormento continuo e terribile.
Che cos’è questa coppa di vino? Per rispondere dobbiamo andare con la mente al Getsemani, allorquando Gesù prega il Padre chiedendo che passi da lui il calice; questo è un simbolo per descrivere tutti i peccati, di tutta l’umanità di tutti i tempi, passati, presenti e futuri (cfr Is 51,17). Questo bere la coppa equivale ad affermare che bisogna riparare ai peccati commessi.
12Qui la perseveranza dei santi è, quelli che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù 13E udii voce dal cielo dicente: «Scrivi: Beati i morti che nel Signore muoiono d’ora. Sì, dice lo Spirito, affinché riposino dalle fatiche di loro, infatti le opere di loro seguono con loro». I santi, invece, sono invitati alla perseveranza e all’osservanza dei comandamenti, perché coloro che muoiono nel Signore sono i beati, troveranno la vera pace e riposeranno dalle loro fatiche.
«D’ora» indica che con Gesù vi è uno spartiacque di fronte alla morte; questa, se avviene nel Signore, non è più da considerarsi come un male, perché è accesso, grazie a Cristo, all’altra vita, dove ci sarà solo riposo e beatitudine eterna.
Quindi l’annunzio dei primi tre angeli esprime grandezza e terrore, ricompensa e castigo.
14E vidi, ed ecco nube bianca e sulla nube uno sedente simile a Figlio d’uomo, avendo la testa di lui una corona d’oro e nella mano di lui falce affilata. Al centro c’è il simbolo della trascendenza, la nuvola bianca, su cui troneggia il Figlio dell’uomo. S. Giovanni si riallaccia ancora una volta a Daniele (cfr 7,13). Cristo stesso lo aveva predetto (cfr Mc 14,62). Egli è il vincitore, infatti porta la corona d’oro, ed è il giudice della storia, ha nella mano la falce per mietere.
15E altro angelo uscì dal tempio, gridando con voce grande al sedente sulla nube: «Manda la falce di te e mieti, perché è venuta l’ora di mietere, perché è disseccata la messe della terra». 16E gettò il sedente sulla nube la falce di lui sulla terra e fu mietuta la terra. Il primo angelo del secondo terzetto, grida al Figlio dell’uomo, perché getti la falce per mietere (cfr Gl 4,13; Mc 4,29). Qui abbiamo due immagini escatologiche, che racchiudono il giudizio di Dio: la mietitura con la falce, che rappresenta il raduno dei buoni, e la pigiatura dell’uva, la vendemmia, che rappresenta la torchiatura dei cattivi. Ricompensa dei giusti e castigo dei malvagi sono i due aspetti del giudizio divino.
17E altro angelo uscì dal tempio quello nel cielo, avendo anch’egli falce affilata. 18E altro angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò (con) voce grande all’avente la falce quella affilata dicendo: «Manda di te la falce quella affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché sono mature le uve di essa». 19E gettò l’angelo la falce di lui sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò nel tino del furore di Dio quello grande. 20E fu pigiato il tino fuori della città e uscì sangue dal tino fino a morsi dei cavalli per (una distanza) di stadi milleseicento. Il terzo angelo è connesso con l’altare dei sacrifici, dove sono le anime degli uccisi e dà ordine al secondo angelo della vendemmia. Questo angelo reclama il giudizio sopra i morti. Già nel grido delle anime sotto l’altare si notava l’impazienza (cfr quinto sigillo 6,9-11). Ma esse dovevano attendere che il numero degli eletti fosse completato. Ora è completo. L’impazienza rompe impetuosa, non per far condannare i nemici, quanto piuttosto per far beatificare i buoni. Quest’angelo è portavoce di tutti coloro che aspettano con pazienza il compimento.
L’uva viene pigiata fuori della città. Secondo il profeta Gioele il giudizio deve essere compiuto “fuori della città”.
Ma fuori delle mura della città cosa è avvenuto?
Cristo ha dato la vita; fu immolato; infatti il calvario si trova fuori delle mura di Gerusalemme (cfr Mt 21,29; Lc 20,15; Eb 13,12-13). Grazie alla sua morte, inizia il giudizio di Dio.
Però ci si aspetterebbe che il vino venga fatto bere ai dannati.
Invece accade una cosa veramente sconcertante.
Nel torchio dell’ira di Dio, dove avrebbero dovuto essere pigiati i peccatori, viene pigiato il Figlio di Dio.
Dio non ha pestato i suoi nemici, ma se stesso, nella persona di suo Figlio, schiacciato come vittima sacrificale. È Cristo che ha bevuto la coppa dell’ira di Dio, invece di farlo bere ai peccatori.
Qui sta la folle grandezza dell’amore di Dio.
Che cos’è l’ira di Dio? Ovviamente Dio non si arrabbia, non è iroso, perché è bontà tenera e misericordia infinita (cfr Sal 103). Proprio perché è amore immenso si parla di ira di Dio; questa è un aspetto del pathos divino, nasce, cioè, dal suo amore e non lo contraddice, è il suo Spirito d’amore. L’ira è la reazione di Dio contro il peccato. Questo lede la sua giustizia; l’offesa deve essere pagata, perché le colpe si pagano. La giustizia è quella virtù che dà a Dio ciò che è suo; chi non dà a Lui quello che suo, rispetto, obbedienza, lede la sua giustizia. Quindi l’ira di Dio è la sua richiesta di giustizia; se Dio rimanesse indifferente davanti al peccato non sarebbe né giusto, né buono. La mancanza contro Dio deve essere riparata. Ma l’amore folle di Dio fa sì che questa colpa non la paga il peccatore, ma la paga lui stesso nel Figlio. Colui che non aveva conosciuto peccato, si è fatto peccato per noi (cfr 2Cor 5,21), diventando nostra giustizia, perché compie l’atto che ripara l’offesa. Il nostro castigo è caduto su di lui (cfr Is 53,5).
Veramente Cristo ha dato se stesso per noi (cfr Rm 5,6-10). «Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1Gv 2,1-2). Ecco perché, nonostante eravamo meritevoli d’ira, per i peccati, Dio, ricco di misericordia, ci ha fatti rivivere con Cristo (cfr Ef 2,3b-5). Questa purificazione come è avvenuta? Mediante il suo sangue (1Gv 1,7). Ecco perché dal tino esce talmente tanto sangue da raggiungere l’altezza delle briglie e dei morsi dei cavalli. Un orribile fiume di sangue che dilaga per 1600 stadi, numero simbolico (4x4x100) che contiene il 4, che indica l’estremità della terra, moltiplicato per cento, quindi indica universalismo. Ciò vuol dire che questo sangue raggiunge tutti gli angoli della terra. Il sangue è sparso per tutto il mondo e per tutti gli uomini (cfr Gv 5,9; 7,9).
Dio Padre ha chiesto al Figlio suo amato di riparare alla mancanza di giustizia degli uomini. Egli odia il peccato, ma ama il peccatore.
Tutto questo dimostra veramente la follia di amore di Dio. Un amore incredibile. Veramente, come direbbe S. Caterina da Siena, Dio è ebbro di amore, è pazzo di amore. La sua è stata una follia d’amore.
151E vidi altro segno nel cielo grande e meraviglioso, angeli sette aventi flagelli sette gli ultimi, perché in essi si è compiuto il furore di Dio. In cielo Giovanni vide un altro segno: sette angeli con i sette flagelli. Questo terzo segno potrebbe essere da identificare con il terzo “guai”, annunciato in 11,14, e mai presentato. Infatti i primi due annunciavano dei flagelli, e questo ultimo segno ci descrive gli ultimi flagelli che sono sette.
Con questi si porta a compimento l’ira di Dio. Il verbo compiere (teleo) ci fa ricordare la frase detta da Gesù sulla croce, tutto è compiuto (tetelestai). Il compimento dell’ira di Dio è avvenuta attraverso la crocifissione del Figlio di Dio. Veramente possiamo dire che con la croce tutta l’ingiustizia si è conclusa.
2E vidi come mare vitreo mescolato a fuoco e i vincenti sulla bestia e sull’immagine di lei e sul numero del nome di lei stanti sul mare quello vitreo aventi arpe di Dio. 3ae cantavano il canto di Mosè il servo di Dio e il canto dell’agnello. Protagonisti di questa seconda visione sono coloro che hanno vinto la bestia, il diavolo e la sua immagine. Sono coloro, cioè, che non si sono lasciati piegare dalla forza del diavolo. Questi stanno nella posizione della vittoria, dritti come l’Agnello Immolato e stanno sul mare di cristallo, simbolo del male, bloccato da Dio (cfr 4,6) e purificato con il fuoco. Dio ha reso innocuo il male; egli ha vinto il mondo. Questi vincitori hanno nelle mani gli strumenti e cantavano il canto della vittoria di Mosè (cfr Es 15,1-21). Ora è diventato il canto di Gesù, il nuovo e definitivo liberatore e guida del nuovo popolo di Dio nella via della salvezza.
3bdicendo: Grandi e meravigliose le opere di te, Signore, il Dio, il Pantocratore, giuste e vere le vie di te, il re delle genti 4chi non affatto temerà, Signore, e glorificherà il nome di te? Perché solo Santo, perché tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i giudizi di te sono manifestati. Questo cantico era già in uso nelle liturgie della comunità giovannea. L’Agnello viene chiamato Signore, Dio, Pantocratore, cioè colui che può tutto, Re delle genti. Nella prima parte si esaltano le grandi e meravigliose opere compiute da Cristo. Egli viene lodato perché intervenuto nella storia dell’umanità, liberando il mondo dal potere del maligno ed indicando le sue vie giuste e vere. Se Gesù è tutto questo le conseguenze sono che bisogna temere, glorificare, adorare il Nome del Signore.
L’intervento salvifico di Gesù rende giusti gli uomini e li pone nella condizione di lodare, adorare, glorificare l’unico vero Dio, il solo Santo e il Signore dell’universo.

Conclusione
Dopo aver presentato la lotta drammatica tra l’umanità e le forze diaboliche, Giovanni contempla l’intervento salvifico di Dio: l’Agnello ritto in piedi con i redenti che cantano il nuovo cantico dei salvati.
Essi non sono corrotti dall’idolatria, si offrono come primizia della nuova umanità, sono senza macchia, perché purificati dal sangue di Cristo. Egli appare come Agnello immolato, la sua croce splende, segno di vittoria e di trionfo, attraverso il sacrificio.
Gesù è vittima di espiazione per i nostri peccati; egli ha bevuto fino in fondo il calice dell’ira di Dio, ha versato il suo sangue per la nostra salvezza. Nel torchio della sua ira, Dio non ha pestato i suoi nemici ma se stesso. Muore lui perché noi possiamo vivere, soffre lui perché noi possiamo godere. Questa è la vera giustizia di Dio: la sua eterna e divina misericordia.

Approfondiamo la Parola

  1. Questi sono chi con donne non si macchiarono; vergini sono, questi i seguenti l’Agnello dovunque vada. (14,4). I redenti sono coloro che non si sono contaminati con falsi idoli; sono irreprensibili, possiedono, integrità morale. Rifletti sulla tua situazione davanti a Dio.
  2. Scrivi: Beati i morti che nel Signore muoiono d’ora. Sì, dice lo Spirito, affinché riposino dalle fatiche di loro, infatti le opere di loro seguono con loro (14,13). Con Gesù vi è uno spartiacque di fronte alla morte; questa, se avviene nel Signore, non è più da considerarsi come un male, perché è accesso, grazie a Cristo, all’altra vita. Come di poni tu davanti al pensiero della morte?
  3. E fu pigiato il tino fuori della città e uscì sangue dal tino fino a morsi dei cavalli per stadi milleseicento (14,20). Dio odia il peccato, ma ama il peccatore. L’amore folle di Dio fa sì che la colpa non la paga il peccatore, ma la paga lui stesso nel Figlio. Il nostro castigo è caduto su di lui. Rifletti sul folle amore di Dio.

Medita alla luce della Parola di Dio
Es 15,1-21; Sal 2; Sal 103; Is 53; 2Cor 5,21; Rm 5,6-10; 1Gv 2,1-2; Ef 2,3b-5.

Preghiera

Signore Dio Padre buono e misericordioso,
ti ringraziamo per averci tanto amato,
da mandarci il tuo Figlio, come vittima di espiazione,
questo perché Tu odi il peccato, ma ami il peccatore.
Signore Dio Figlio Gesù Cristo,
Tu sei Agnello Immolato, che ci hai salvato con il tuo sangue.
Tu sei Colui che hai bevuto al calice per amore nostro.
Il castigo che noi meritavamo è caduto su di te.
Grazie perché sei morto perché noi avessimo la vita;
grazie perché hai sofferto perché noi potessi godere pienamente.
Signore Dio Spirito Santo Amore,
rinnova la nostra vita, perché possiamo elevare il canto nuovo.
A Te SS. Trinità lode, gloria, adorazione nei secoli dei secoli. Amen.


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