Omelia Domenica delle Palme – anno B 2018

Omelia Domenica delle Palme – Anno B
(2018)

Abbiamo ascoltato la passione di Gesù secondo la versione dell’evangelista Marco. Questi ci presenta Gesù in una totale prostrazione, in disarmante impotenza e profonda umiliazione.
Perché tutto questo?
Nella preghiera colletta abbiamo chiesto al Signore che possiamo fare nostro il grande insegnamento della passione. Quindi la passione di Cristo è per noi fonte di salvezza, ma anche scuola di guarigione spirituale e psicologica.
Dio nella passione del suo Figlio, non si è vergognato di farsi vedere impotente; questo per dirti che tu non devi vergognarti delle tue imperfezioni; accetta tutte le tue zone d’ombra. Accettali, non per condividerli, ma per lavorarci e superarli.
Solo se ci accettiamo con le nostre imperfezioni possiamo iniziare il cammino verso la guarigione interiore. Guardare in faccia i nostri limiti ha un potere di guarigione. Accettare è la condizione imprescindibile per cambiare e crescere. Solo se sappiamo riconciliarci con le nostre imperfezioni possiamo giungere ad una buona salute spirituale e psicologica.
Dio nella passione del suo Figlio, si è fatto fragile non solo per dirti che devi accettare le tue fragilità, come inizio di guarigione, ma anche per darti la certezza che nelle tue fragilità c’è la sua presenza. Più sei fragile, più Dio è dalla tua parte. Quando sono debole è allora che sono forte, direbbe S. Paolo. Dio è al tuo fianco, quando soffri, quando piangi, quando sperimenti la debolezza. Lui può capirti, perché per primo ha sperimentato la debolezza e la sofferenza.
Dio, nella passione del suo Figlio, si è fatto debole anche per darti la speranza di vincere le tue debolezze. Cristo nella passione volle sperimentare la debolezza, ma poi è risorto con la sua potenza. Anche tu, se sperimenti la debolezza, sappi che sei destinato alla vittoria, a condizione di rimanere unito a lui. «Restate qui e vegliate», restiamo con Gesù per ricevere la sua forza e superare le nostre debolezze.
La passione di Gesù è per noi fonte di guarigione e di salvezza, ma anche una grande scuola di vita.
Dio si è fatto impotente, per insegnarti ad accettare le tue imperfezioni, al fine di lavorarci e superarli; Dio si è fatto fragile, per darti la certezza che nella tua fragilità, lui è accanto a te, non ti abbandona; Dio si è fatto debole, per darti la speranza che nella tua debolezza, puoi essere più che vincitore, se rimani unito a Cristo.
Allora non scappiamo davanti alla croce come i discepoli, non rinneghiamo la nostra identità di cristiani, come il giovinetto, che abbandona il lenzuolo e fugge via nudo; non ci scandalizziamo davanti alla sua debolezza, come i capi dei sacerdoti, ma facciamo nostra la bella professione del centurione, il quale grida: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio».