Omelia Giovedì Santo – 2018

Omelia Giovedì Santo

«Li amò fino alla fine» (eìs télos egapésas autos).
«Sino alla fine» non è una annotazione cronologica, ma ha valore intensivo; significa che Gesù ci ha amato fino all’intensità massima, fino alla pienezza, al compimento assoluto, fino all’esaurimento delle sue possibilità. Un amore che lo porta a deporre le vesti della sua gloria divina e indossare l’asciugamano dello schiavo. Veramente ci ha amato fino al limite estremo della donazione. S. Agostino commenta: «Sapientissimo non seppe dare di più, ricchissimo non ebbe più altro da dare, potentissimo non poté dare di più».
«Fino alla fine» (eìs télos). Qui abbiamo lo stesso termine che si trova sulla bocca di Gesù prima di morire sulla croce: «tutto è compiuto» (tetèlestai).
Lavanda dei piedi e croce si richiamano a vicenda. L’acqua della lavanda dei piedi anticipa l’acqua che sgorgherà dal suo fianco, dove Gesù ci dimostrerà l’amore folle, «fino alla fine», appunto. Sì, la lavanda dei piedi è anticipo del dono che egli farà sulla croce; ecco perché la lavanda dei piedi nel Vangelo di Giovanni prende il posto della istituzione dell’Eucaristia. Gesù ama fino alla fine donando se stesso, un dono che si perpetua nell’Eucaristia. La lavanda dei piedi ci aiuta a capire l’Eucaristia. Chi si nutre di Eucaristia lava i piedi, e solo chi è disposto a lavare i piedi può nutrirsi degnamente di Eucaristia. Con la lavanda dei piedi, Gesù ci offre un’icona visibile della sua identità divina. Lavandoci i piedi, Gesù ci eleva alla Gloria, così come fa donandoci il suo Corpo e il suo Sangue.
«Li amò fino alla fine».
Come accogliere quest’amore? Come custodire questo amore? Come alimentare questo amore?
Come accogliere questo amore? Con umile gratitudine. Accogliamolo, non ponendo ostacoli alla grazia, senza crearci troppi problemi, come ha fatto Pietro. Accogliamo questo amore come Giovanni che reclina il capo e si lascia amare. Accogliamo questo amore, senza pensare alle nostre miserie, perché Dio ci ama nonostante le nostre miserie; accogliamo senza presumere di esserne degni, perché mai lo saremo. Nessuno è degno dell’amore di Dio, nessuno è degno di questa pienezza di amore di Cristo. Meno ci meritiamo, più Dio ci dà. Il suo amore non lo meritiamo, l’Eucaristia non la meritiamo, i doni che ci ha dato non li meritiamo. Tutto è grazia, e la accogliamo con umile silenzio grato.
Come custodire questo amore?
Rimanendo con i piedi nell’acqua e facendoceli lavare. Se lavanda dei piedi e croce si richiamano, farsi lavare i piedi significa, allora, farsi inondare dall’acqua e dal sangue che escono dal costato di Cristo. Custodiamo questo amore, quindi, quando attingiamo ai sacramenti, che escono dal cuore di Cristo in croce. Custodiamo l’amore quando rinnoviamo il battesimo ricevuto e permettiamo all’acqua di rifluire indietro nel tempo, rifiutando il male che c’è dentro di noi; custodiamo l’amore fino alla fine quando celebriamo l’Eucaristia, memoriale perpetuo del suo infinito amore fino alla fine; quando ci confessiamo, permettendo al sangue di Cristo di purificarci i peccati. Custodiamo l’amore vivendo i sacramenti. Quanto è commovente pensare che proprio oggi il Signore istituisce il ministero dei presbiteri, chiamati ad essere fedeli dispensatori dei ministeri, proprio per custodire il suo amore offerto fino alla fine!!!
Come alimentare questo amore?
Custodire l’amore non è sufficiente, è necessario alimentarlo e l’amore si alimenta con l’amore. Papa Benedetto scrive: «Amor per amorem adolescit» (DCE 2). L’amore cresce con l’amore, l’amore si nutre, si alimenta con l’amore. L’amore che Dio ci ha donato gratuitamente si alimenta attraverso l’amore verso i fratelli. L’amore ha bisogno di alimentarsi continuamente. L’amore non vive di rendita. Lo sanno bene gli sposi, che senza gesti d’amore continui, l’amore iniziale non si nutre, non si alimenta. Alimentiamo l’amore quando laviamo i piedi dei fratelli, vivendo il comandamento della carità, che Gesù oggi ci consegna. «Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto voi». Alimentiamo l’amore quando ci accostiamo a chi è debole, quando perdoniamo chi ci offende, quando visitiamo chi è malato, quando poniamo attenzione ai poveri e bisognosi, quando manifestiamo tenerezza verso gli anziani che spesso sono soli. Ogni gesto di carità alimenta l’amore che Gesù ci ha offerto.
«Li amò fino alla fine» (eìs télos egapésas).
Carissimi figli e fratelli, accogliamo con umile gratitudine questo amore, custodiamolo con i sacramenti e alimentiamo con la carità.
«Li amò fino alla fine» (eìs télos egapésas).
Questa frase è per tutti, ma oggi la sento forte per me, che ricordo il dono del sacerdozio ministeriale.
Oggi a me il Signore dice: «Ti ho amato fino alla fine, fino all’estremo, più di quello che ho fatto per te non potevo fare. Ti ho amato fino alla fine, quando tu hai sbagliato e ho continuato a darti fiducia; ti ho amato fino alla fine, quando sei caduto ed io ti ho fatto rialzare con il mio abbraccio benedicente. Ti ho amato fino alla fine, quando ti ho perdonato, nonostante il tuo rinnegamento. Ti ho amato fino alla fine, perché tu non ti scoraggiassi mai delle tue debolezze. Ti ho amato fino alla fine, perché tu non ti scandalizzassi dei peccati degli altri, dopo che io ti ho perdonato i tuoi.
Ti ho amato fino alla fine, perché tu fossi strumento di misericordia, quella stessa che tu per primo hai sperimentato ed essere così credibile testimone di misericordia, perché solo chi ha sperimentato misericordia può annunciare misericordia.
Ti ho amato fino alla fine, perché tu imparassi ad amare e servire questo popolo che io ti ho affidato che mi appartiene. Ti ho amato fino alla fine, perché imparassi da me a lavare i piedi a ciascuno di questi miei figli, che sono tuoi fratelli. Ti ho amato fino alla fine per farti capire che tutto quello che io ti ho dato è un dono immeritato».
In questo giorno tanto caro a noi presbiteri, nel dire grazie al Signore per il dono immeritato del sacerdozio ministeriale, chiedo perdono, perché non sempre riesco fino alla fine a lavarvi i piedi e servirvi come è giusto.
Pregate per me e per tutti i presbiteri, pregate perché possiamo accogliere fino alla fine questo amore folle di Dio, con umile gratitudine, possiamo custodirlo con la vita sacramentale e possiamo alimentarlo servendo il popolo che Dio ci ha affidato.