Omelia Giovedì Santo 2019

Omelia Giovedì Santo 2019

«Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore».
Nel libro dell’Esodo, il Signore dà l’indicazione su come deve essere mangiato l’agnello pasquale. Il popolo d’Israele quella notte, mangia il cibo pronto per partire ed in fretta, perché deve uscire dall’Egitto. La Pasqua ebraica diventa così memoriale annuale della liberazione dalla schiavitù.
L’agnello pasquale diventa quindi simbolo di liberazione. Ma quella liberazione era figura della vera liberazione, che ci avrebbe portato il vero Agnello pasquale: Gesù Cristo.
L’Ultima Cena è anticipo nel rito di quello che sarebbe successo sul Golgota, il giorno dopo. Cristo muore in croce per donarci la libertà. Cristo ci ha liberati per la liberazione.
Ecco che cos’è l’Eucaristia: è il Cibo della liberazione, è la sorgente della liberazione; quanti si nutrano di Essa sperimentano la liberazione e vivono nella liberazione. Gesù l’uomo libero dona libertà. Il cristiano è l’uomo libero, perché è l’uomo che nasce dalla croce di Cristo.
Abbiamo bisogno di recuperare questa libertà, che il mondo, con le sue ideologie, vuole toglierci.
Per godere della liberazione siamo invitati a declinare nella nostra vita i verbi che indicano i gesti che Gesù ha compiuto nell’Ultima Cena, allorché istituì l’Eucaristia, che ascoltiamo in ogni Celebrazione Eucaristica e che S. Paolo ci ha tramandato, nella 1a lettera ai Corinzi: «Prese il pane, lo spezzò, lo diede loro». Prendere, spezzare, dare.
Prendere è il verbo della libertà interiore. Nel Vangelo si sottolinea questa libertà di Gesù. Gli esegeti affermano che il deporre le vesti prima di lavare i piedi e il riprendersele dopo, sono il segno della sua libertà nel gestire la sua vita. Gesù è libero di donare la vita ed è libero di riprendersela.
Il cristiano è l’uomo che prende in mano la sua vita. Prendere in mano la propria vita vuol dire avere il coraggio di dominare gli eventi che accadono, senza lasciarsene condizionare, significa vincere le proprie paure senza farsi bloccare da esse, significa essere se stessi senza lasciarsi influenzare dagli altri. Noi cristiani non dobbiamo conformarci a nessuno; non dobbiamo essere fotocopia di nessuno. Dobbiamo avere il coraggio di essere liberi, per diventare veramente chi siamo e non chi l’altro vuole che diventiamo. «La libertà, afferma Rousseau, non consiste nel fare la propria volontà, quanto nel non essere sottomessi a quella altrui». Prendere in mano la propria vita significa vivere e non sopravvivere. Gesù ci ha donato l’Eucaristia per la vita. Chi si nutre di Eucaristia vive libero, perché ha la forza di prendere in mano la propria vita.
Spezzare è un verbo che ha un valore positivo, ma anche negativo. Nel salmo responsoriale abbiamo detto: «Il Signore ha spezzato le catene». Il corpo di Cristo viene immolato sull’altare della croce per spezzare le catene, che ci rendono schiavi. Gesù spezza il pane, forse per insegnarci che per essere liberi dobbiamo avere il coraggio di spezzare, cominciando a spezzare le paure e sprigionare i doni di Dio nella nostra vita. Per essere liberi dobbiamo avere la forza di spezzare gli influssi negativi, causate da esperienze dolorose e sfavorevoli; per essere liberi ci vuole il coraggio di spezzare il vortice di male che ci circonda, costruendo il bene. Ci lamentiamo del male, ma tu cosa stai facendo per spezzare questo male? Noi cristiani abbiamo il potere di spezzare questo male, senza immergerci nel male e senza conformarsi al male. Chi si nutre di Eucaristia vive libero, perché ha la forza di spezzare gli influssi del male.
Donare è il verbo del servizio e dell’amore. Essere liberi vuol dire donare e donarsi. Solo persone libere possono amare, solo persone libere possono lavare i piedi. Gesù ci ha insegnato questa stranezza. Ai suoi tempi erano gli schiavi che lavavano i piedi ai loro padroni, Gesù, invece, capovolge il tutto. Solo chi è libero può lavare i piedi, perché solo chi è libero può amare; senza libertà non c’è amore. L’amore vero, quello che Gesù ci ha insegnato, morendo in croce, è amore che dona, senza pretendere; è amore che libera, senza possedere; è amore che offre senza esigere. È questo è duro a capire, motivo per cui Pietro si ribella: «Tu non mi laverai mai i piedi», cioè tu non mi puoi amare così. Ma Gesù così ci ha amato e così ci ha insegnato. Donare amore è la condizione della libertà e solo chi è libero può donare amore.
Chi si nutre di Eucaristia vive libero, perché ha la forza di donare la vita per amore, servendo i fratelli.
Stiamo celebrando l’Ultima Cena, stiamo celebrando la Pasqua del Signore, stiamo celebrando il rito della nostra liberazione. Facciamo Pasqua, vivendo da liberi, prendendo in mano la nostra vita, spezzando il male dentro di noi e attorno noi, donando amore, nel servizio ai fratelli.
Pregate, figli carissimi per me e per tutti i presbiteri, che come ogni anno ricordiamo oggi il dono del sacerdozio ministeriale e che stamattina abbiamo rinnovato le nostre promesse; pregate perché possiamo essere in mezzo a voi, uomini liberi da condizionamenti negative, liberi per servirvi e condurvi alla libertà.
Carissimi giovani, ho desiderato quest’anno scegliere voi, per il rito della lavanda dei piedi, per esortarvi a vivere da donne e da uomini liberi. Vi prego: non vivete la sindrome del criceto, che, nonostante vive in una gabbia, crede di essere libero, solo perché gira nella ruota, ma è un giro che è un prendersi in giro, in quanto procura l’illusione della libertà. Voi non accontentavi di una esistenza da criceto. Abbiate il coraggio di essere liberi, prendendo in mano la vostra vita, facendo le vostre scelte, senza aspettare che siano gli altri ad imporvi le loro; abbiate il coraggio di spezzare le gabbie in cui qualche adulto e la società moderna vuole imprigionarvi con le sue pretese; abbiate il coraggio di donare la vita, per amore, servendo la Chiesa e la società, per renderla migliore. Non accontentatevi di essere criceti, ma diventate aquile.
Siate liberi e testimoniate ai vostri coetanei, che il Vangelo non è una morale che schiavizza, ma una sconvolgente liberazione, al dirlo con il mistico Giovanni Vannucci. Tanti credono di essere liberi, ma sono fondamentalmente schiavi.
Concludo prendendo a prestito una frase che Papa Francesco ha scritto nella lettera Christus vivit, che qualche giorno fa, vi ha dedicato, dopo il Sinodo sui giovani: «Per favore, non lasciatevi comprare, non lasciatevi sedurre, non lasciatevi schiavizzare dalle colonizzazioni ideologiche che ci mettono strane idee in testa… dovete sempre ripetere: sono libero, sono libero! Innamoratevi di questa libertà, che è quella che offre Gesù»(122).

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