Omelia II Domenica di Quaresima Anno C 2016

Omelia Seconda Domenica di Quaresima Anno C

Celebriamo oggi la II domenica di Quaresima, chiamata domenica della Trasfigurazione; nel Vangelo infatti ne abbiamo ascoltato l’episodio, secondo la versione di Luca.
Trasfigurare è un’altro dei verbi presi in esame dal Convegno di Firenze. La settimana scorsa siamo stati invitati ad abitare la misericordia, oggi siamo chiamati a trasfigurare la misericordia. Cosa vuol dire?
Trasfigurare vuol dire rivelare qualcosa di se stessi. Gesù si trasfigura manifestando la sua vera identità: lui è Dio, e trasfigurandosi lo dimostra. Anche noi siamo chiamati a trasfigurare la misericordia, cioè a far vedere la misericordia che abbiamo ricevuto. Chi ha ricevuto misericordia, deve trasfigurarla; se noi siamo frutto della misericordia di Dio, lo dobbiamo far vedere, come ha fatto Gesù, che ha manifestato la sua vera essenza. Come fare?
Tutte le letture ce lo dicono, ma nel salmo troviamo una bellissima sintesi, racchiusa in tre atteggiamenti.
Il salmista ci invita a non avere paura: «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?». Chi ha fatto esperienza della misericordia di Dio non può avere paura di niente. S. Giovanni nella sua 1a lettera ci dice che dove c’è l’amore non c’è la paura. Se tu hai fatto l’esperienza che Dio ti ama non puoi avere paura. Non paura del peccato, perché Dio ti ha usato misericordia; non paura della morte, perché è incontro con il Dio della Misericordia; non paura del futuro, perché è nelle mani di Dio; non paura del presente, perché il Dio della misericordia è con te. Ecco perché S. Teresa d’Avila diceva: «Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, solo Dio basta». La Misericordia di Dio cambia la vita. Allora trasfiguriamo la misericordia liberandoci dalle paure.
Nel salmo troviamo un altro modo per trasfigurare la Misericordia; è il motivo per cui non dobbiamo avere paura: «Sono certo di contemplare la bontà del Signore». Sono certo; ho la certezza; questa è una bellissima professione di fede. Chi ha fatto esperienza della Misericordia di Dio non può non dire: «Sono certo». Fede e paura non possono stare insieme. Trasfigura questa misericordia con una fede salda, come quella di Abramo, il cui esempio abbiamo ascoltato nella 1a lettura. Abramo, nostro padre nella fede, sperimenta la misericordia di Dio e di lui si dice: «Egli credette al Signore». Chi ha una fede salda è una persona che ha sperimentato la misericordia.
Sempre nel salmo troviamo una terza indicazione, per trasfigurare la misericordia: la speranza: «Spera nel Signore, si forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore». Anche la 2a lettura e lo stesso Vangelo sono un invito alla speranza. Davanti alle prove della vita, come la sofferenza, il dolore, il cristiano spera sempre. C’è sempre qualcosa da sperare. Ma la speranza è frutto della fede e la fede nasce dall’incontro con il Dio della Misericordia.
Trasfiguriamo la misericordia, facciamola vedere, liberandoci dalle paure, rafforzando la fede e alimentato la speranza. Chi ci vede deve capire che noi abbiamo incontrato Gesù, che abbiamo fatto esperienza della misericordia; chi ci vede dovrebbe dire quello che disse Pietro: è bello stare con Gesù, è bello incontrare Gesù. Trasfiguriamo la misericordia, per trasfigurare la vita dei fratelli.

I commenti sono chiusi.