Omelia nel Giubileo dei Papà – settembre 2020

Omelia nel Giubileo dei Papà
(Festa dei Santi Arcangeli, 29.09.2020)

«Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà».
Con il salmo di questa solenne liturgia, celebrando il giubileo a voi dedicato, carissimi papà, permettetemi di elevare il ringraziamento a Dio, anche a nome vostro, per il dono della paternità: dono meraviglioso e gravoso.
Si dice che la società di oggi sta perdendo la paternità, purtroppo è vero. Ma voi che siete qui fate il possibile per andare controcorrente.
Dostoevskij ha scritto: «Colui che genera un figlio non è ancora un padre, un padre è colui che genera un figlio e se ne rende degno».
Per essere genitori ci vuole qualche secondo, per essere padri ci vuole tutta la vita. Non sempre è detto che la genitorialità include anche la paternità. Non basta essere genitore è fondamentale essere padri.
Non sempre quelli che hanno generato sono padri, e lo dico con grande amarezza e sofferenza. Purtroppo siamo pieni di genitori e carenti di padri. Chi è padre, anche se non ha generato biologicamente, è un vero genitore, perché genera sempre. Questo lo dico pensando a S. Giuseppe, nella cui festa avremmo dovuto celebrare questo Giubileo. Ma questo lo dico anche guardando tanti papà, che non hanno generato biologicamente, ma sono veramente papà.
Carissimi, non accontentatevi di essere genitori, aspirate ad essere padri.
Voi siete degli angeli che il Signore chiama per stare accanto ai figli, per custodirli; custodire i figli che lui vi ha affidati. Allora come degli angeli state accanto ai vostri figli. Quanto soffro quando nel drammatico caso in cui i genitori si devono separare, questo porta anche alla separazione con gli stessi figli. Quando un genitore si separa dal figlio, sta avvenendo un omicidio psichico. Non abbiamo diritto a uccidere il padre dalla vita del figlio. Mai un genitore si deve separare dai figli.
Come ben sappiamo un padre presente, aiuta lo sviluppo dei figli. Come dimostrano anche ricerche scientifiche, figli ben seguiti hanno meno probabilità di sviluppare problemi comportamentali.
È indispensabile che i padri trascorrano più tempo con i figli. State accanto per compiere che cosa?
La liturgia ci presenta i Santi Arcangeli, Michele, Gabriele, Raffaele.
Questi tre Arcangeli hanno dei nomi che indicano la missione a cui Dio li ha chiamati. I Santi Arcangeli sono stati inviati per espletare tre compiti; compiti che siete chiamati ad esercitare anche voi stando accanto ai figli.
Michele: Chi è come Dio? È colui che lotta per mettere ordine, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Il maligno vuole prendere il posto di Dio e Michele gli ricorda: Mi kha El? (Chi è come Dio?). Aiutare a mettere ordine è questo un compito che voi avete. Nei figli c’è tanta confusione. Confusione di valori, confusione di stili di vita. E questa confusione nasce molto dallo stile di vita dei genitori. Si incomincia a mettere ordine quando si mette Dio al primo posto. Michele è colui che fa capire che al primo posto c’è Dio. Mi raccomando testimoniate ai vostri figli che al primo posto della vostra vita c’è Dio. Chi mette Dio al primo posto cresce equilibrato. Se i padri prendono la fede sul serio, i figli faranno lo stesso. Se si mettono al primo posto il lavoro, la carriera, i soldi, gli hobby ed altro si crea confusione. Aiutate i vostri figli a mettere ordine nei valori, nei sentimenti, negli affetti, mettere ordine nella loro vita. Un altro modo per mettere ordine è aiutare i vostri figli a fare discernimento. Aiutateli a capire che non tutto quello che ascoltano e vedono è vero e giusto. Solo chi è capace di fare discernimento mette ordine nella vita. Non stancatevi anche se la società, i mezzi di comunicazione vi ostacolo. Michele ha combattuto contro il maligno. E noi lo sappiamo c’è del maligno anche in questi mezzi. Aiutate i vostri figli a fare discernimento, per mettere ordine.
Il silenzio di tanti che si definiscono papà, l’assenza tenera di tanti genitori crea disordine nella vita dei figli. Un papà che non parla con il figlio, anche di questioni considerati tabù, come l’educazione sessuale, crea più disordine. A forza di vivere il sesso sul fronte pornografico virtuale gli adolescenti non sanno più nemmeno l’abc del corteggiamento, della seduzione, dell’arte di amare, della tenerezza. Questo è forse uno dei motivi che spiega la violenza sulle donne.
Un figlio che non ha la possibilità di ascoltare il parare del padre, indipendentemente se sembra o meno condividerlo, crede che quello che sente fuori o vede sia giusto, è questo crea disordine. Aiutate i vostri figli a mettere ordine, non solo trasmettendo loro una buona educazione ai valori, ma facendoli anche vedere in voi. Un papà che parla di valori e non li incarna crea disordine nella vita dei figli. Un genitore che parla di rispetto della famiglia e poi non ama la mamma dei suoi figli, che non dedica tempo ai figli, alla stessa famiglia, crea disordine.
Ecco un primo compito creare ordine, mettendo ordine ai valori.
Un secondo compito che voi avete è essere Gabriele per i vostri figli. Gabriele vuol dire fortezza di Dio. Tocca a voi, immagine della paternità di Dio, farli crescere forti. Quanti ragazzi deboli ci sono, perché deboli sono i genitori! Dietro a figli deboli e fragili ci sono genitori assenti, insicuri e molli. Noi oggi stiamo combattendo una pandemia, ma c’è una pandemia che da anni sta imperversando. Una pandemia di fragilità sta infettando gli adolescenti, soprattutto maschi, a causa della assenza e fragilità del genitore. Voi siete chiamati ad essere Gabriele, fortezza di Dio per i vostri figli. Fortezza non vuol dire rigidità, tanti confondono questi due atteggiamenti. La fortezza si manifesta con l’autorevolezza e con la tenerezza. Autorevolezza per un compito che mai deve essere delegato e snaturato, non dimenticate che voi dovere essere padri, non amiconi dei vostri figli; tenerezza per mostrare la forza del cuore. Desidero con tutto il cuore raccomandare ai papà di essere teneri nei confronti dei figli, la tenerezza non è solo delle mamme. Anzi forse la tenerezza dei papà aiuta meglio i figli a crescere più forti ed equilibrato. Però nell’invitarvi ad essere teneri desidero con forza esortarvi a non essere, come qualche pedagogista afferma, papà peluche. La sola espressione fa ribrezzo. Dovete essere papà teneri, nella vostra mascolinità, senza prendere il posto della mamma. Altrimenti il figlio non cresce più forte, ma più debole.
Il terzo compito che avete nei confronti dei vostri figli è essere Raffaele, medicina di Dio. Questo vuol dire che siete chiamati a curarne tutto l’aspetto umano, psicologico e spirituale. Curarli non vuol dire proteggerli dalle ferite che la vita procura, metterli in una campana di vetro per risparmiare loro il dolore; curarli vuol dire stare accanto per guarirle con la vostra presenza, con la vostra parola. Tanti figli alla prima difficoltà si perdono, si scoraggiano perché non hanno ricevuto da voi la medicina per reagire alle varie situazioni.
Medicina vuol dire offrire ai figli gli anticorpi, le difese immunitarie per sconfiggere i virus che nella vita li vogliono piegare. Ecco perché la medicina ai figli si dà quando bisogna consolarli per le sconfitte, quando bisogna richiamarli per gli errori, quando bisogna lanciarli per nuove sfide. La medicina si dà quando si prepara i figli ad affrontare crisi e delusioni e non risparmiandoglieli. La medicina si dà quando si impara i figli la cosiddetta resilienza, la forza di reagire….
Nel salmo abbiamo pregato: «Hai accresciuto in me la forza». Fatela vostra questa invocazione. Chiedete continuamente: «Accresci in me la forza, per portare avanti il compito educativo. Accresci in me la forza per aiutare i miei figli a mettere ordine nella loro vita; accresci in me la forza per fortificarli nel cammino della loro esistenza; accresci in me la forza per offrire loro la medicina per poter curare ogni crisi e sconfitta».
Il Signore vi ha… anzi ci ha chiamati a questo compito meraviglioso, e lui non ci farà mancare la sua forza, ma voi non smette di chiederla.
Affido la vostra paternità a S. Giuseppe, custode e padre virgineo di Gesù; affido il vostro compito educativo ai santi Arcangeli, perché vi aiutino loro a stare accanto ai vostri figli, come loro stanno accanto a noi.
E vi chiedo la grazia in questa celebrazione di non smettere mai di pregare per questo padre che vi sta parlando; un padre che dal cuore vi dice queste cose, perché Dio sa quanto vi ama. Pregate. Questo padre si presenta a voi con i limiti, con le sue ferite, le sue carenze, e vi chiede preghiere perché possa esercitare il suo compito educativo in mezzo a voi, fin quando Dio lo permetterà.
E insieme agli Arcangeli, agli Angeli e a tutti i Santi Padri di famiglia lodiamo il Signore per la gioia di avervi chiamato ad essere immagine della sua paternità.
Ecco perché ripetiamo: «Rendiamo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà».

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