Omelia Notte Natale – 24 dicembre 2019

Omelia notte Natale 2019

«Un bambino è nato per noi, il suo nome sarà Principe della pace … Grande sarà la pace».
Questa notte santa, carissimi figli e fratelli, noi abbiamo accolto la Pace stessa; Cristo è la nostra pace. E la pace era uno dei segni tangibili del giubileo.
Nell’AT, quando si inaugurava il Giubileo iniziava un tempo meraviglioso di pace: si interrompevano le guerre, finivano i conflitti, le mani nemiche si stringevano, gli schiavi tornavano a casa, i debiti venivano condonati.
Ma il vero Giubileo è stato inaugurato con il Natale del Cristo. Egli viene per inaugurare un anno di grazia del Signore. Cristo venendo nel mondo non solo annuncia la pace, ma dona la pace vera.
«Pace in terra agli uomini che egli ama», così gli angeli hanno cantato in questa notte. Però Cristo dona una pace diversa rispetto a quella che il mondo offre.
Quando Cristo si è incarnato e si è fatto uomo, regnava la cosiddetta “pax augustana”, la pace imposta sugli stati all’interno dell’impero romano. Ma la Pax Christi supera la Pax Augusti. Cristo ci dona la pace, non imponendoci una schiavitù, ma liberandoci dalla schiavitù.
La pace che Cristo ci dona non è sinonimo di quietismo, non è una pace tranquilla, anestetizzata.
Purtroppo noi abbiamo trasformato la pace del Natale in sentimento dolciastro, mielato. Ma la pace che Cristo ci porta con il suo Natale è una pace che viene a scuotere la nostra vita, una pace che ci inquieta, perché ci vuole mettere in crisi, una pace che ci libera dal torpore della nostra esistenza.
Non dimenticate mai che Cristo ci porta la pace, ma non ci lascia in pace.
In una poesia David Maria Turoldo dice: «Cristo, mia dolce rovina, gioia e tormento insieme tu sei. Dolce rovina, Cristo che rovini in me tutto ciò che non è amore. Impossibile amarti e non cambiare vita».
La pace che Cristo ci offre è una pace che rovina, è una pace che tormenta, è una pace che scuote.
Rovina le nostre schiavitù, liberandocene; tormenta le nostre coscienze, svegliandole; scuote le nostre vite, cambiandole.
Cristo porta una pace che rovina le nostre schiavitù, che il più delle volte ci fanno comodo.
E di schiavitù siamo pieni.
La lista delle schiavitù si allunga continuamente, ci sono schiavitù antiche e schiavitù moderne.
La schiavitù può essere l’interdipendenza, o l’internet addiction, con un termine moderno, vera e propria piaga sociale, la schiavitù può essere la dipendenza dai videogiochi o giochi d’azzardo, che sta rovinando tante famiglie; la schiavitù può essere la dipendenza dalla pornografia, dall’alcool, dalle droghe, dal denaro; la schiavitù può essere un rapporto sbagliato che stai vivendo. La schiavitù può essere la sete di potere, l‘avidità che hai; la schiavitù è quella cosa che ti vince, a cui non riesci a dire di no. La pace di Cristo viene a rovinare queste schiavitù.
Egli, come profetava Isaia, viene per spezzare il giogo che ci opprime, per togliere la sbarra che grava sulle nostre spalle, per frantumare il bastone del nostro aguzzino.
Ma la pace che Cristo porta è una pace che tormenta le nostre coscienze, svegliandole, e lo fa distruggendo ciò che in noi non è amore. Quanto non amore può albergare in noi!
I pregiudizi che abbiamo, i rancori che coltiviamo, gli odi che serbiamo. Come si può celebrare il Natele con questi sentimenti?
S. Paolo al discepolo Tito ricorda che Cristo viene a insegnarci a rinnegare l’empietà e i desideri mondani.
Cristo porta la pace che rovina ciò non è amore.
Ma la pace che Cristo porta è una pace che scuote le nostre vite, cambiandole, e lo fa destandoci dal nostro torpore, come ha fatto con i pastori. Erano tranquilli a vegliare il loro gregge, il Signore li scuote, li mette in movimento.
Il Natale di Cristo ha diviso la storia in due, prima e dopo Cristo; così dovrebbe avvenire nella nostra vita.
Il Natale non è una festa sentimentalistica, bambinesca, ma è una festa che ci deve scuotere fortemente. Celebrare il Natale vuol dire accogliere il Cristo che viene a dividere la nostra vita, prima e dopo di lui. Dopo aver incontrato Cristo, non si può vivere come se lui non ci fosse. Impossibile accogliere Cristo e non cambiare vita. Cristo o lo si accoglie è ci scomoda, o non si accoglie e si rimane schiavi, anestetizzati in un mondo che ci imprigiona.
Che Giubileo sarebbe che se non accogliessimo questa Pace, pace che rovina ciò che ci rovina, le nostre schiavitù, pace che tormenta le nostre coscienze, distruggendo ciò che non è amore, pace che scuote la nostra vita, svegliandoci dal nostro torpore.
L’Anno Santo deve lasciare un segno nella nostra vita.
Carissimi figli e fratelli, ed è proprio questo l’augurio che mi sento di rivolgervi in questo Natale speciale: fatevi rovinare da Cristo, fatevi tormentare da Cristo; fatevi scuotere da Cristo, non abbiate paura di accogliere Cristo e cambiare vita. È vero Lui rovina le nostre schiavitù, ma ci offre una libertà gioiosa; è vero Lui ci tormenta fin quando non avremo detto no a ciò che non è amore, ma ci riempie di amore vero; è vero Lui ci scuote per lottare contro il male dentro di noi e fuori di noi, ma ci dà garanzia di vittoria.
«Cristo, mia dolce rovina, gioia e tormento insieme tu sei. Dolce rovina, Cristo, che rovini in me tutto ciò che non è amore. Impossibile amarti e non cambiare vita».
Ed aggiungiamo: «Impossibile celebrare il tuo Natale e non cambiare vita».

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