Omelia per il XIX Anniversario di Ordinazione Presbiterale del Parroco

Omelia XIX Anniversario
di Ordinazione Presbiterale

(Martedì 26 giugno, XII T.O. anni pari)

«Grande è il Signore e degno di ogni lode».
Faccio mia l’espressione del salmista, in questo giorno in cui ricordo con immensa gioia e con immutata emozione l’anniversario della mia Sacra Ordinazione. E non vi nego che più anni passano e più sono felice di essere presbitero e più passano gli anni più cresce la consapevolezza della mia totale inadeguatezza per un dono così grande.
Quest’anno il mio grazie è doppio per l’imminente Ordinazione del nostro amato Enrico.
Desidero riflettere sul sacerdote a partire dalla figura che ci viene presentata dalla 1a lettura: il re Ezechia.
Questi è uno dei re più amati dagli israeliti; uno delle punte di diamante della dinastia davidica.
Il brano ci presenta questo uomo come una guida saggia, un pastore orante, un esempio fedele.
Queste tre qualità sono anche proprie del presbitero.
Ezechia è stato una guida saggia. Davanti al pericolo che minaccia il suo popolo, non sa come fare, non ha una tattica politica. Sa, però, che può contare sul Signore. Il saggio non è colui che ha sempre una risposta; non ha soluzione a tutti i problemi. Il saggio è l’uomo che sa attendere, perché riconosce che il tempo darà una risposta.
Proprio perché ha il sacramento dell’Ordine Sacro, il sacerdote agisce in persona Christi, da qui nasce la missione di guidare il popolo con l’autorità di Cristo, non con la propria, e può essere guida saggia solo se si lascia guidare dallo Spirito Santo e illuminare dalla Parola di Dio. Così facendo il presbitero trova una strada che non riesce a vedere subito.
La seconda caratteristica è unita alla prima: pastore orante. Davanti al pericolo per il suo popolo, Ezechia ha una sola reazione, quella di presentarsi davanti al Signore in atteggiamento orante, si affida a Lui, a Lui raccomanda il suo popolo. E il Signore salva il popolo per la preghiera del suo re. Ezechia è fedele ad un impegno che il presbitero si assume nel giorno della sua ordinazione, allorché il vescovo gli chiede: «Vuoi implorare la divina misericordia per il popolo affidatoti dedicandoti assiduamente alla preghiera come comandato dal Signore?». Il presbitero è l’uomo pio, l’uomo della preghiera, il pastore orante, perché riconosce che senza l’aiuto soprannaturale non può fare niente. Il presbitero è l’uomo che sperimenta la sua debolezza e sa che nella sua debolezza nulla può fare senza l’aiuto di Dio. S. Cipriano ci ricorda che «Nessuno è forte per le proprie forze, ma lo diviene per la benevolenza e la misericordia di Dio». La vera arma del sacerdote è la preghiera e se può guidare un popolo lo può fare solo perché è un pastore che prega. Come direbbe Madre Teresa: «Un sacerdote che non prega non permette a Cristo di usarlo, come lui vuole». Nella preghiera trova forza e luce, alimento e sostegno. Senza la preghiera non si comprende la figura del presbitero. La preghiera non serve solo per colmare la debolezza, ma è necessaria anche per riempire l’intimità. Il sacerdote è l’uomo innamorato di Dio, di Cristo e desidera stare con lui con momenti di intimità. Senza la preghiera non avremo mai la forza di corrispondere alla vocazione a cui siamo stati chiamati.
Da qui la terza caratteristica: esempio fedele. Ezechia è stato anche un re fedele, sia perché è stato fedele a Dio, sia perché è stato fedele al suo compito. Di lui benissimo si può dire quello che dice la preghiera di ordinazione per i presbiteri, ha guidato il popolo con la sua integrità di vita. Il sacerdote è chiamato a dare esempio di fedeltà; questi conduce il popolo, non soltanto con la parola, ma soprattutto con la testimonianza fedele, con la sua integrità di vita. Il presbitero è il primo che passa la porta stretta della fedeltà evangelica, di cui ci ha parlato Gesù nel Vangelo; è il primo che accoglie tutte le conseguenze morali e spirituali della sequela; è il primo che si sforza di essere fedele a Dio e ai principi evangelici. Il presbitero indica la via della fedeltà, percorrendola lui per primo; è esempio fedele quando imita ciò celebra e conforma la sua vita al mistero della croce di Cristo, così come raccomanda il vescovo ai novelli presbiteri, nel consegnare il pane e il calice con il vino.
È ovvio che fedeltà non è sinonimo di infallibilità, altrimenti mai saremo fedeli; fedeltà non vuol dire non cadere o non sbagliare mai; ma fedeltà è desiderio di perfezione, riconoscere la propria fragilità e chiedere aiuto; fedeltà di chi sa che può ricominciare sempre daccapo, perché la fedeltà di Dio è eterna.
Carissimi figli e fratelli, davanti al santo re Ezechia e a queste caratteristiche del presbitero, non vi nego che mi sento veramente in imbarazzo, perché fragile e pieno di debolezze.
Chiedo al Signore la grazia di essere in mezzo a voi la guida saggia che vi meritate, abbandonandomi allo Spirito Santo, perché sia lui a guidarmi.
Chiedo al Signore la grazia di essere in mezzo a voi il pastore orante, pregando per ciascuno di voi e per tutto il popolo a me affidato.
Chiedo al Signore la grazia di essere in mezzo a voi l’esempio fedele, non con la mia perfezione, ma con il mio desiderio di perfezione. Ciò che mi dà coraggio è la misericordia del Signore. Ciò che mi dà forza è sapere che Gesù mi guarda con tenerezza.
Amati figli, aiutatemi a crescere in queste qualità.
Aiutatemi ad essere guida saggia, con la vostra saggezza; aiutatemi ad essere pastore orante, con la vostra preghiera; aiutatemi ad essere esempio fedele, con la vostra testimonianza di fedeltà.
E tu amato figlio Enrico, tra meno di 48 ore sarai presbitero; sii guida saggia, ascoltando sempre la voce dello Spirito, prima di prendere qualsiasi decisione; sii pastore orante, invocando la divina misericordia per te e il popolo che ti verrà affidato; sii esempio fedele, cercando di vivere tu per primo la Parola che annuncerai.
A Maria, Mater Clericorum Amabilis, consegniamo il nostro mistero pastorale, il tuo che sta per iniziare, il mio già avviato. La sua presenza materna ci sostenga ogni giorno, e possiamo ogni giorno lodare il Signore per il dono meraviglioso del sacerdozio ministeriale, e ogni giorno dire come lei, in modo gioioso, libero e premuroso: «Fiat mihi secundum verbum tuum».


Galleria fotografica