Omelia per la festa di San Giuseppe 2018

Omelia S. Giuseppe
(19.03.2018)

«Tuo padre ed io ti cercavamo» (Lc 2, 48).
La stessa Maria riconosce a S. Giuseppe il ruolo di Padre di Gesù, nonostante Lei sa che lui non ha avuto parte nella concezione, avvenuta per opera dello Spirito Santo.
Sì, S. Giuseppe è il Padre virgineo di Gesù. Come ormai sappiamo il vero Padre non è semplicemente colui che genera a livello biologico, ma chi se prende cura per tutta la vita. Giuseppe è un vero padre, perché si è preso cura del Figlio di Dio. Come Giuseppe non poteva affermare quello che abbiamo ascoltato nella prima lettura: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? (2Sam). E chissà quante volte Gesù, pur con piena consapevolezza di essere il Figlio Unigenito del Padre, rivolgendosi a Giuseppe, non gli abbia detto, quanto afferma il salmo responsoriale: «Tu sei mio padre»? Giuseppe si prende cura, educa, custodisce Gesù in modo encomiabile.
Bene scrive S. Agostino: «A Giuseppe non solo si deve il nome di padre, ma anzi, gli si deve più che a nessun altro. E come era padre? Tanto più profondamente fu padre quanto più casta fu la sua paternità». Una paternità quella di Giuseppe che si estende a tutta la Chiesa. Così come non abbiamo perplessità a chiamare Maria Madre della Chiesa, in quanto ha generato il Capo, così non possiamo avere dubbi nel chiamare Giuseppe Padre della stessa Chiesa. Di Lui si può benissimo e giustamente dire ciò che Paolo afferma di Abramo, Padre della fede: «Ti ho costituito Padre di molti popoli», i molti popoli che formano la Chiesa.
«Come la maternità spirituale di Maria verso tutti gli uomini non è che il completamento e il prolungamento della maternità naturale rispetto a Gesù, così la naturale paternità che S. Giuseppe esercitò verso Cristo si estende sul Cristo mistico» (P. Boyer).
Di Giuseppe la Sacra Scrittura non riporta nessuna parola per segnalare che fu un uomo concreto, e attraverso il suo silenzio ci insegna la gradualità della vita cristiana.
Il primo grado della vita cristiana è ascoltare. Dall’ascolto parte tutto. Abbiamo bisogno di ascoltare, perché la fede nasce dall’ascolto. Senza l’ascolto non si cresce nella fede. Papa Benedetto scriveva: «La fede è legata all’ascolto», perché è «risposta a una Parola che interpella personalmente, a un tu che ci chiama per nome» (LF 8). Se vogliamo crescere nella fede è necessario ascoltare. Ecco perché Isacco il Siro afferma che tutta la vita cristiana consiste nella “crescita di un orecchio”, cioè nella crescita nell’ascolto di Dio. E Giuseppe ci insegna innanzitutto questo: l’ascolto alla voce di Dio.
Il secondo grado della vita cristiana è ubbidire. Chi ascolta ubbidisce. Se la fede nasce dall’ascolto, la stessa fede si manifesta nell’obbedienza. Se dall’ascolto nasce la fede, l’obbedienza è il frutto della fede; solo chi ha fede obbedisce, perché si fida di quello che Dio dice, anche se non sempre capisce. Chissà quante volte Giuseppe, come Maria, davanti alle richieste di Dio, ha detto non capisco, ma mi fido.
Il terzo grado della vita cristiana è la testimonianza, cioè dimostrare agli altri quello che si è, la piena convinzione che si ha. Una testimonianza che non per forza deve essere seguita dalle parole. Il futuro San Paolo VI, negli anni 60, pronunziò una frase di attualità straordinaria: «Il mondo di oggi ha bisogno di testimoni più che di maestri. E se ascolta i maestri è perché sono prima di tutto testimoni». Testimonianza di vita è quello che Giuseppe ci insegna. Lui ci ricorda che nella Chiesa volgono più i fatti che le parole. Le parole senza le opere diventano motivo di scandalo, le opere senza le parole, sono occasione di crescita e di edificazione.
Impariamo da Giuseppe ad essere uomini e donne di fede, una fede che nasce dall’ascolto, si manifesta nella obbedienza e si trasmette nella testimonianza.
Carissimi papà, ecco quello che S. Giuseppe vi suggerisce per essere buoni e saggi papà: ascolto, ubbidienza e testimonianza.
Ascoltate Dio, ma ascoltate anche i vostri figli. È triste un papà che non ascolta le esigenze dei figli, perché troppo distratto o impegnato o stanco o perché pieno di pregiudizi. L’ascolto è fondamentale per comprendere, capire, aiutare.
Ubbidite a Dio, ma ubbidite anche ai vostri figli. Ma state attenti ubbidite alle vere esigenze, non ai capricci. Distinguete tra esigenze e capricci. Alle esigenze dei figli venite in aiuto, per sostenerli, i capricci non devono mai essere assecondate, altrimenti li viziate. Veramente lo Spirito Santo vi dia luce per capire la reale differenza.
Testimoniate Dio ai vostri figli. Date Dio, testimoniandolo con la coerenza della vita cristiana, con l’onestà nel vostro lavoro, con la forza nell’affrontare tutte le difficoltà della vita quotidiana. Il grande Padre S. Giuseppe, interceda per tutti noi che siamo Padri per vivere bene il nostro impegno, affinché la nostra paternità sia sempre feconda.

I commenti sono chiusi.