Omelia Solennità di S. Giuseppe 2016

Omelia Solennità di S. Giuseppe
(2016)

L’angelo del Signore invita Giuseppe a non temere e lo esorta a dare il nome al figlio, che porta in grembo la sua sposa: «Tu lo chiamerai Gesù». Dare il nome vuol dire che Giuseppe dovrà fare da padre a quel bambino, concepito per opera dello Spirito Santo. Ecco la volontà di Dio in Giuseppe: deve essere padre. La paternità di Giuseppe è l’incarnazione della paternità di Dio; e la paternità di Dio è misericordiosa; ecco perché anche la paternità di Giuseppe è stata misericordiosa. Veramente Giuseppe è stato un Padre misericordioso.
Come ha esercitato questa paternità misericordia?
Dalla liturgia di questa solennità colgo tre atteggiamenti molto importanti, che siete chiamati a vivere in prima persona voi, carissimi ed amati papa, per essere padri misericordiosi.
La colletta ci ricorda che Giuseppe è stato un custode premuroso. Questa custodia premurosa si realizza con la presenza. Giuseppe ha manifestato una misericordiosa paternità con la sua presenza, si è fatto prossimo per il figlio; è stato presente nella vita di Gesù. L’assenza del padre nella vita dei figli provoca una grande ferita. Il modo più grande per manifestare l’amore ai figli è essere presenti, vivere una custodia premurosa. Cari papà, siate padri misericordiosi, come S. Giuseppe, stando vicini ai vostri figli, vivendo la prossimità, la presenza. Prima di dare loro delle cose, dovete dare loro voi stessi.
Giuseppe manifesta la paternità misericordiosa anche con la sua giustizia. Il Vangelo ci presenta Giuseppe come uomo giusto. S. Giuseppe gode di quella giustizia accreditata ad Abramo, di cui ci parla la 2a lettura. Siate padri giusti, dando ai figli quello che è giusto, per la loro crescita psichica, fisica e spirituale. Ecco perché un padre è misericordioso anche quando dice no, un no motivato, mai imposto. I sì come i no devono essere sempre motivati, per essere padri misericordiosi.
Giuseppe manifesta la misericordia paterna non solo con la presenza e con la giustizia, ma anche con la tenerezza. Nel Vangelo si nota la grande delicatezza e tenerezza di Giuseppe, il quale pensa di ripudiare la sua sposa in segreto, evitando di accusarla pubblicamente. In questo gesto si nota giustizia, perché vi è rispetto della legge, ma anche tanta tenerezza. Essere giusti non vuol dire non essere teneri, anzi… Sì, Giuseppe è stato uno sposo e un papà tenero; è stato immagine della paternità misericordiosa di Dio, perché ha avuto il cuore tenero di Dio; i padri per essere segno della misericordia di Dio devono essere anche teneri. Non abbiamo paura della tenerezza: abbracciare, baciare, accarezzare, coccolare sono necessari per crescere bene i figli e farli vivere più sicuri. Quanti figli sono carenti di tenerezza! Si trovano sovente padri giusti, ma non teneri, oppure troppo teneri e non giusti. Tenerezza senza giustizia, come giustizia senza tenerezza, è un danno educativo. Non lasciamo mancare la tenerezza. Fa bene alla crescita armoniosa ed integrale dei figli.
Carissimi papà, voi siete chiamati ad essere immagine della paternità misericordiosa di Dio, come S. Giuseppe. Da lui imparate a vivere questa paternità misericordiosa, stando accanto ai vostri figli, con la vostra preziosa presenza, esercitando la giustizia, educando ai sì e ai no, e vivendo la tenerezza, che fa crescere meglio e più sicuri i vostri figli.

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