Omelia XIX Domenica T.O. Anno A

Omelie
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La festa estiva del nostro Patrono S. Nicola, coincide con la XIX domenica del T.O. Anno A; la liturgia di oggi ci presenta un immagine di Dio che hanno sperimentato tutti i grandi santi: dal nostro S. Nicola che noi oggi ricordiamo, a S. Lorenzo, ricordato dalla Chiesa universale. Qual è l’immagine di Dio che ci presenza la liturgia di questa domenica?
L’immagine di un Dio che ci sorprende.
Nella 1a lettura Dio sorprende il profeta Elia, il quale si aspettava la sua manifestazione con grande eventi, invece Egli si rivela in un semplice sussurro di una brezza leggera; anche nel Vangelo Gesù sorprende i discepoli: essi lo sanno sul monte a pregare, mentre Egli si presenta loro camminando sulle acque.
S. Paolo, nella 2a ci racconta la sua amara costatazione: la sua gente, il popolo ebraico, non ha accolto Gesù. Perché non l’ha accolto? Perché non si è lasciato sorprendere da Dio. Essi aspettavano un Messia trionfatore e glorioso, Gesù, invece, si è manifestato come Messia umile e sofferente. Aspettando grandi prodigi, hanno perso l’occasione di incontrare in Gesù il Dio che salva.
Dio ci sorprende sempre; Dio ci sorprende nel modo come si manifesta, si accosta a noi in modo che quasi noi non c’è accorgiamo. Spesso ci aspettiamo che Dio si manifesti in cose prodigiose, in cose eclatanti (vento impetuoso e gagliardo, terremoto, fuoco) e non ci accorgiamo delle piccole cose attraverso i quali si rivela (come il sussurro di una brezza leggera); Dio ci sorprende con cose piccole. Per credere il più delle volte vogliamo vedere grandi miracoli e non ci accorgiamo dei piccoli miracoli, che ogni giorno Dio compie nella nostra vita (il semplice svegliarci, l’andare a dormire; un’alba, un tramonto…). Se tutto questo non ci sorprende abbiamo perso allora il gusto della vita.
Chi non riesce a vedere Dio nelle piccole cose, non riuscirà mai a vederlo nelle grandi cose. Chi non si lascia sorprendere da Dio nella semplicità dei gesti, non si sorprenderà mai davanti ai grandi prodigi.
Sì, Dio ci sorprende sempre; rompe i nostri schemi, mette in crisi i nostri progetti. Dio non è legato alle nostre forme mentali, Dio ha le sue di forme mentali, e ci sorprende con il suo modo di pensare. Dio vuole sempre donarci la sua grazia, accogliamolo così come lui vuole donarcela e non come noi la pretendiamo.
Quindi per noi è importante fare come Elia: avere la capacità di capire che lui si rivela come tu non te l’ha aspetti; che lui si manifesta diverso da come tu te lo sei immaginato.
Concludendo questa riflessione ci poniamo due domande.
La prima: «Mi lascio sorprende da Dio?» Cioè «Lascio a Dio la gestione della mia vita, anche se lui mi chiede cose che non fanno parte dei miei progetti? Sono disposto per lui a cambiare modo di pensare?» Lasciarsi sorprendere da Dio; lasciarsi condurre da lui.
La seconda domanda: «Riesco a vedere la presenza semplice di Dio nella mia vita? Oppure lo sfido pretendendo di vedere grandi miracoli e prodigi?». Chi sfida Dio prima o poi affonda, come Pietro.
Chiediamo al nostro Santo Patrono, che impetri per noi lo Spirito Santo; lui che come Vescovo lo ha elargito abbondantemente lo invochi anche per noi: la luce allo Spirito Santo apra i nostri occhi perché possiamo vedere Dio dove è umanamente difficile vederlo, ma c’è; la forza allo Spirito Santo ci dia il coraggio di farci sorprendere da Dio e accogliere la sua grazia, così come lui vuole donarcela e non come noi la pretendiamo.

Padre Antonello

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