Omelia XV Anniversario di Sacra Ordinazione

Omelie
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Per una gioiosa e provvidenziale causalità l’anniversario della mia sacra ordinazione, quest’anno coincide con i Primi Vespri della solennità del S. Cuore di Gesù. Ed è proprio dal Cuore di Cristo che è scaturito il dono del ministero sacerdotale. Il Santo Curato d’Ars, patrono di tutti noi sacerdoti, affermava che «Il sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù».
Attraverso le letture di questa Celebrazione, Gesù mi invita a riflettere, insieme con voi, sul dono del sacerdozio, attraverso tre verbi: scegliere, rimanere, amare.

Nella 1a lettura si insiste molto sulla scelta da parte di Dio. È Dio che sceglie. Non siamo noi che scegliamo Dio, ma è lui che sceglie noi. E Dio non sceglie in base a qualità particolari, ma secondo la sua benevolenza e il suo immenso amore.
Sì, è Dio che mi ha scelto, non in base a requisiti speciali; in tal caso non mi avrebbe scelto. Se io sono oggi sacerdote di Cristo è per puro dono. «Perché proprio io?», quante volte mi sono posto questa domanda. Sono stato scelto io perché ero e sono il più insignificante e il più fragile. Dio sceglie sempre le persone più inadeguate, perché si riveli la sua onnipotenza. Il verbo scegliere fa scaturire dalle mie labbra la lode al Padre sull’esempio di Gesù: «Ti rendo lode, Padre, del cielo e della terra, per il dono immeritato del sacerdozio; ti rendo lode per la tua fedeltà; ti rendo lode per aver salvato tante volte il mio sacerdozio. Come San Giovanni Paolo II dico: «Debitor factus sum», sono solo debitore per quello che Dio mi ha concesso.
Il secondo verbo è rimanere. Gesù nel Vangelo ci invita ad andare da lui, per imparare da lui, per trovare ristoro in lui. Tutto questo vuol dire rimanere e Giovanni, nella sua 1a lettera, lo esplicita ulteriormente. Rimanere è il motivo per cui siamo scelti da Gesù; rimanere è il compito di chi è scelto. Siamo scelti per rimanere con lui. In questo verbo, Gesù mi indica la forza del mio ministero. Io sono stato scelto per rimanere con Gesù, la mia forza è stare con Gesù, il sacerdote non è chiamato a fare, ma a rimanere con Gesù, perché senza lo stare con lui non c’è fecondità apostolica, senza il rimanere il nostro agire diventa vuoto e il nostro annunciare non ha anima, non è animato dallo Spirito, ricorderebbe Papa Francesco.
Ma lo stare con Gesù non è intimismo, non è isolamento, ma è necessario per amare. Ecco il terzo verbo: amare. Solo stando con Gesù si ha la forza di amare secondo il suo cuore. Amare è l’obiettivo del sacerdote, come di ogni vocazione nella Chiesa. Dio ci ha scelti per rimanere con lui ed imparare da lui ad amare.
Carissimi figli e fratelli, nel riflettere su questo verbo amare, non vi nego che sono preso da tremore, perché dovrei amarvi secondo il cuore di Gesù e sono cosciente che così non è. Ecco allora che vi chiedo di pregare per me, perché vi ami così. Pregate per me perché possiate vedere nei miei gesti ed atteggiamenti il cuore amorevole di Cristo, e mentre vi invito a pregare per me chiedo perdono se non vi amo secondo il cuore di Gesù. Nel cuore di Cristo mi rifugio, in quel cuore c’è solo misericordia; quel cuore è un braciere ardente di amore, al dirla con S. Teresa di Gesù Bambino. A quel cuore chiedo di purificare il mio sacerdozio dalle scorie del mio peccato e della mia fragilità. Mentre cerco rifugio nel cuore di Cristo, permettetemi anche di chiedere al vostro cuore comprensione per le mie debolezze. Se non fossi stato debole Dio non mi avrebbe scelto.
Al Cuore Immacolato di Maria continuo ad affidare il mio sacerdozio. Maria, debitor factus sum. Sì, sono solo debitore nei confronti di tuo figlio, aiutami a spendere la mia vita per amore suo nel servizio dei fratelli, per cercare di estinguere una piccola parte del debito che ho nei confronti di Dio, per avermi scelto in modo gratuito ed immeritato. Con te, Maria, innalzo la lode e gloria a Gesù, modello del mio sacerdozio.

Padre Antonello