Omelia XXI Anniversario Sacra Ordinazione – giugno 2020

Omelia XXI Anniversario Sacra Ordinazione
(26.06.2020/ Venerdì XII T.O. Anno Pari)

Il Vangelo di questa celebrazione ci presenta un lebbroso che viene purificato.
Chi è il lebbroso del Vangelo?
La lebbra nell’AT è legata all’idea di peccato; il lebbroso rappresenta l’uomo che ha il peccato.
Ho riflettuto molto su questa figura, anche e soprattutto alla luce di questa celebrazione di ringraziamento.
Chi è il presbitero?
È semplicemente un lebbroso, che ha sperimentato il tocco di Gesù, cioè la sua tenerezza; è un peccatore che ha assaporato la misericordia; è un debole che ha incontrato la forza divina.
Il presbitero non è un essere divino impeccabile, non è un superman, che non può e non deve avere debolezze.
Oggi nel XXI anniversario della mia Sacra Ordinazione, sento il bisogno di presentarmi a voi, come il lebbroso, che ha sperimentato la purificazione, come un uomo ferito, cauterizzato dal fuoco dell’amore divino. Usando una parola di Papa Francesco, mi presento a voi come un “misericordiato”, un guarito dalla misericordia di Dio.
Il presbitero è un cantore della tenerezza di Dio, che ha sperimentato, diventando esso stesso sacramento di questa tenerezza divina.
In tutti questi anni di ministero ho potuto constatare ciò che affermava Doroteo di Gaza: «La via che conduce a Dio passa attraverso le debolezze e le fragilità»; ho sperimentato che non è la mia virtù ad aprirmi il varco a Dio, ma la mia debolezza, la mia impotenza. Ed oggi desidero presentarvi a voi, con tutte le mie debolezze.
Come sempre dice l’abate Doroteo: «Le mie cadute sono stati i miei migliori educatori». Quante cadute in questi anni! Ringrazio Dio per queste cadute che sono state i miei educatori, ma ringrazio Dio anche per voi, soprattutto chi mi ha fatto notare le mie cadute. Grazie perché facendomi notare le mie cadute mi avete educato. Non sempre è facile accorgesi delle cadute e nemmeno è facile vedere nelle cadute degli educatori. Quando un presbitero come me cade spesso e trova persone come voi che fate notare le cadute è una grande grazia.
In questi anni ho sperimentato che la potenza di Dio si manifesta tanto più fortemente in me, quanto minore è la mia forza.
Ho capito che l’esperienza del mio peccato è un modo per toccare con mano la mia impotenza. Ecco perché desidero presentarmi a voi come un lebbroso, che ha fatto esperienza tante volte di purificazione.
E presentendovi a voi come un lebbroso lo faccio per dirvi tre cose.
Primo: tutto quello che sono e ho è dono esclusivo e immeritato di Dio; sono pienamente cosciente che non merito niente; tutto è dono.
Secondo: sono più io che ho bisogno di voi che voi di me. Ecco perché continuo a chiedervi preghiera per il mio ministero e la mia povera persona. Il Signore attraverso la vostra preghiera mi perdoni i tanti peccati, mi purifichi dalla mia lebbra, mi converta seriamente e ripari ai tanti danni che ho fatto in questi anni di presbiterato.
Terzo: proprio perché sono un lebbroso e un peccatore chi opera in me non è l’umanità ferita, ma la potenza di Dio, che agisce nel ministero. È Dio che agisce nella mia povera persona, nella mia debolezza per la potenza dello Spirito Santo, che è stato effuso in me 21 anni fa, durante il rito della Sacra Ordinazione. È vero sono un lebbroso, ma so di essere uno strumento di Dio, per la santificazione vostra, popolo affidato alle mie cure pastorali.
Concludo con un atto di abbandono: come il lebbroso non mi resta che tendere le mani vuote, ma consacrate e arrendermi a Dio e dire a lui: sono un lebbroso, guariscimi e serviti di me come vuoi, serviti delle mie debolezze, anche perché non ho altro da offrirti, per agire e manifestare la tua potenza.
Come la Vergine Maria ti dico ancora una volta: Egoito moi katà rema sou.

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