Pellegrinaggio in Terra Santa – agosto 2019

A.A.A. Terra Santa

La nostra comunità parrocchiale dal 22 al 29 agosto 2019 ha vissuto l’esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa. Contrariamente a quanto si possa pensare, la difficoltà del viaggio non è legata tanto alla situazione storico politica che attraversa questa terra, quanto al rischio di essere catturati dal fascino che esercita la poliedricità e l’eterogeneità della stessa.
Se, infatti, osservando Gerusalemme da lontano, lo scenario che si è presentato alla nostra vista è stato monocromatico, eccezion fatta per la Cupola Dorata che si erge incontrastata sul Monte, nel dedalo di vie che abbiamo percorso, domina prepotente una realtà variopinta, fatta di usi, costumi, tradizioni, archeologia, riti, spezie e odore di incenso.
La predisposizione di animo che ha pervaso coloro che hanno scelto di affrontare il viaggio in Terra Santa, è stata quella di autentici “pellegrini”, cioè di coloro che si sono messi in cammino per incontrare Gesù Cristo e, restando fedeli allo spirito del pellegrinaggio, non hanno ricercato né si sono accontentati del mero reperto archeologico, ma, piuttosto, si sono lasciati permeare dal “respiro” del Mistero.
Questa esperienza comunitaria ha avuto come filo conduttore l’Attesa, l’Ascolto e l’Accoglimento.
Un’attesa profonda non certamente legata alla durata temporale del viaggio né tanto meno legata al soddisfacimento di una mera curiosità conoscitiva dei luoghi in cui è vissuto Gesù Cristo. L’attesa sperimentata si può paragonare a quello dello sposo che attende e freme al pensiero di vedere la sua sposa. Un’attesa palpitante, per certi versi, impaziente, ma che si è canalizzata all’interno di argini ben definiti che hanno permesso di instaurare un’intimità profonda, un’intimità cercata, voluta e ottenuta. Tante voci e tanta confusione avrebbero potuto inquinare il nostro pellegrinaggio, eppure, mai abbiamo perso di vista il fare memoriale della vita, della morte e della Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Gesù è la Parola vivente che ha riempito il nostro peregrinare. Il nostro “Ascolto” non è stato quello di chi con avidità volesse a tutti i costi “vedere” per “capire”, ma è stato l’Ascolto di chi si è lasciato scavare il cuore, di chi ha svuotato se stesso per lasciare spazio a Colui che lo ha poi ricolmato apponendovi un sigillo di Amore. Forse eravamo come l’uomo dietro la colonna, quale esso ci è stato presentato nell’icona raffigurante il Giudizio Universale all’interno nella Domus Galileae. L’uomo collocato dietro la colonna non vede l’opera che Dio ha creato per lui, e, a guardare bene, l’opera di Dio non si presenta monocromatica ma, al contrario, si contraddistingue per la vivacità dei colori, per i toni accesi e forti mescolati a colori tenui. Eppure, nel loro insieme, tutti i colori si armonizzano e trovano il loro senso e la loro collocazione. Togliersi da “dietro la colonna” vuol dire vedere bene quello che Dio sta facendo per noi, significa decodificare quel codice di bellezza che Dio ha riposto nel cuore di ciascuno di noi e che dobbiamo “solo” portare alla luce. Per far questo dobbiamo tornare all’Essenza, lasciandoci “incarnare” da Gesù Cristo, tornando ad essere ascoltatori stupiti della e dalla sua Parola, per incarnarla nei nostri pensieri e nelle nostre azioni. Questa Parola è stata accolta con docilità, mitezza e umiltà, e questo ci ha permesso di respirare quell’aurea mistica di incontro tra il Cielo e la Terra, sperimentando quel “sentire” della Vergine Maria che ha sancito l’ingresso di Gesù Cristo nella storia dell’uomo.
Attraverso il Mistero dell’Incarnazione racchiuso nella volontà della Vergine Maria, Dio da creatore si è fatto creatura. Un “semplice Sì” che ha cambiato la storia dell’umanità, un “Sì” che sancisce l’Alleanza tra il divino e l’umano. Questa è stata la nostra possibilità di “riconversione”, il luogo per dire il nostro “Sì” a Gesù Cristo e attualizzarlo nella nostra vita lasciandolo operare con fiducia secondo il disegno di amore che ha pensato per ognuno di noi. Il Magnificat recitato presso il Santuario della Visitazione, è stato il nostro inno di lode a Dio. Noi, sulle orme della Vergine Maria, rallegriamoci e gioiamo perché Dio ci guarda, ha guardato la nostra umiltà, ha posto la sua attenzione su di noi. Nonostante il turbamento e nonostante non avesse ben compreso, la Vergine Maria si è fidata e si è messa in cammino. Quanta fatica e quanto amore ma soprattutto quanto affidamento a Dio. Questo pellegrinaggio in Terra Santa è stato occasione per interiorizzare la Parola di Dio e attraverso la lettura guidata del Vangelo, abbiamo ripercorso le tappe principali della vita terrena di Gesù.
Ci siamo misurati con il deserto, con la fatica fisica e spirituale, ci siamo lasciati accarezzare dalla brezza leggera che ha soffiato sulle acque del Lago di Tiberiade, ci siamo lasciati rapire dalla sconcertante bellezza del Monte delle Beatitudini. Nelle acque del fiume Giordano abbiamo rinnovato le nostre promesse battesimali. Questo il frutto del “nostro” Battesimo: conversione e Accoglimento del progetto che Dio ha su di noi. Nel suggestivo scenario del Monte Tabor, facendo memoriale della Trasfigurazione di Cristo, abbiamo sintetizzato la nostra esperienza di cristiani.
Avevamo bisogno anche noi di un’anteprima di “coscienza” della Trasfigurazione per conformarci sempre più a Lui. La nostra Fede ci spinge a credere che anche il nostro corpo si vestirà di immortalità.
Percorrere la “via dolorosa” è stato, invece, molto impegnativo. La Via Crucis si è snodata attraverso il chiassoso mercato arabo all’interno del quale domina incontrastato un esasperante mercanteggiare. Noi abbiamo percorso questa strada che conduce al Calvario sotto gli occhi di gente indifferente e per nulla interessata a ciò che stavamo vivendo, e, inevitabilmente, viene da pensare alla medesima indifferenza e ostilità con cui altri occhi, in tempi remoti, hanno guardato Gesù Cristo mentre percorreva la stessa strada. Abbiamo camminato lungo la strada che conduceva al Calvario, luogo della Crocefissione, per poi soffermarci sul sito della sua Deposizione, e, infine giungere al Santo Sepolcro. Quest’ultimo rappresenta il fulcro attorno cui ruota la nostra Fede, luogo simbolo, caratterizzato da divisione di spazi fisici e di tempi di culto condivisi con le altre confessioni cristiane…è un po’ come la spartizione delle vesti di Gesù Cristo…
Questo luogo sacro ha rinvigorito la nostra Fede e, a partire da lì, abbiamo rinnovato la nostra gioia e, forti del nostro Credo, ci sentiamo portatori di speranza di salvezza per tutti gli uomini. Si entra all’interno del Santo Sepolcro soltanto per qualche secondo… Un fastidioso battito di mani scandisce il tempo di permanenza all’interno dello stesso e ti sollecita ad uscire dal Sepolcro per far spazio ad altri pellegrini. Quei pochi secondi si sono dilatati nei nostri cuori…secondi che dureranno una vita!
Accanto all’Attesa, all’Ascolto, all’Accoglimento, la quarta “ A” alla quale si lega questo pellegrinaggio è l’Amore. Sì, perché di Amore si è trattato. Nella Basilica della Natività, solo per la scomoda coincidenza con il rito ortodosso, non eravamo riusciti a godere della luce sacra di quel luogo. Il giorno dopo, a ridosso della partenza da Betlemme, siamo riusciti a raggiungere nuovamente la Basilica della Natività. All’interno,ad attenderci, a dispetto del continuo vociare e della persistente presenza di fedeli, un silenzio paradossale e surreale…lì… in quell’angolo di mondo, in quella piccola porzione di un’immensa Basilica, Gesù Cristo ci ha aspettato. Tutto per noi! Senza fretta, senza spingere, riscaldato e coccolato dal nostro canto, dalle nostre preghiere, protetto e circondato dal nostro calore, e Lui in mezzo a noi, quasi a sorridere e a gioire in un amore scambievole. Quanta Grazia, quanta dolcezza, quanto Amore in circolo…
Grazie Signore Gesù per averci resi degni di partecipare i tuoi santi misteri.

Franca Sciarrone

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